“Omicidio volontario aggravato e procurato aborto”, Christian Leonardi uccise la moglie Eligia Ardita e la piccola Giulia

La conferenza stampa di questa mattina
La conferenza stampa di questa mattina

SIRACUSA – E’ lui, Christian Leonardi, il marito, l’assassino della giovane infermiera di 35 anni, Eligia Ardita, e della loro bambina mai nata, Giulia, di otto mesi.

È stato lui, come abbiamo scritto ieri, seguendo i riscontri elaborati dal Ris di Messina nell’abitazione della coppia in via Calatabiano, ad uccidere lo scorso 19 gennaio, otto mesi addietro, la moglie, e di conseguenza anche la figlioletta che portava in grembo, nel corso di una lite, dopo che la donna aveva scoperto la relazione extraconiugale dell’uomo che adesso si trova rinchiuso nel carcere di Cavadonna.

Otto lunghi mesi per arrivare alla verità e soprattutto all’analisi della scena del crimine, l’abitazione della coppia. Quella verità che i familiari di Eligia hanno sempre cercato e rivendicato, non avendo mai creduto all’ipotesi iniziale di un malore della donna e quindi della responsabilità dei medici che la presero in cura quella fatidica sera di gennaio, dopo la richiesta del marito  al 118.

A sciogliere ogni dubbio è stato proprio il lavoro del Ris di Messina, nonostante ad otto mesi di distanza, che per fortuna nei giorni scorsi per oltre 10 ore aveva minuziosamente analizzato l’abitazione di via Calatabiano, come hanno ricordato oggi in conferenza stampa il procuratore capo  Francesco Paolo Giordano, il procuratore aggiunto Fabio Scavone, che  ieri ha sentito e interrogato Christian Leonardi, e il comandante provinciale di Carabinieri, il colonnello Luigi Grasso.

Christian Leonardi
Christian Leonardi

Archiviata, dunque, nel luglio scorso l’ipotesi della “malasanità”, il lavoro di squadra degli inquirenti e degli investigatori, si è concentrato su un’unica pista, quella familiare, del marito, alla luce, d’altra parte, delle risultanze dell’autopsia che aveva legato la morte della giovane infermiera a “gravi lesioni al capo”.

E sono stati proprio i colpi inflittagli dal marito durante la lite, l’ennesima, assicurano gli investigatori, ad uccidere madre e figlia.

Gli elementi ematici, saliva e tracce di vomito, sparsi per la casa e riscontrati dagli specialisti del Ris, hanno confermato la colluttazione.

Il fatto inoltre che la donna, a sera già tarda, dopo una cena con i genitori che l’aveva lasciata in piena salute, sia stata trovata a letto dai sanitari del 118, dopo la richiesta d’intervento da parte del marito, con abiti (e non con il pigiama) del tutto diversi da quelli indossati poco prima durante la cena, ha ulteriormente confermato che qualcuno avesse alterato la scena del crimine, e cercato di far scomparire ogni traccia della lite.

E questo non poteva che essere il marito che quella sera non accompagnò la moglie in ospedale, restando a casa a “sistemare delle cose” .

Lo stesso che volle che con il corpo di Eligia venisse seppellito anche il suo cellulare per far sparire ogni traccia di chiamata del loro difficile rapporto, come hanno sottolineato questa mattina inquirenti e investigatori.

Lui, Christian Leonardi, ieri, come si ricorderà, si era presentato al comando provinciale dei Carabinieri assieme al suo legale, per rendere dichiarazioni spontanee dopo che il giorno prima si era reso conto, con le prove evidenziate dal Ris, che per lui, dopo otto mesi, non c’era più via di scampo.

Quindi l’interrogatorio del procuratore Scavone e la confessione: “Non volevo ucciderla, si è trattato di un incidente”.

Ma le prove dicono altro. Per lui adesso l’accusa è di omicidio volontario aggravato e  procurato aborto. Duplice omicidio per l’opinione pubblica.

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