L’adesione del sindaco di Carlentini al Pd causa di scontro tra le anime del partito, sotto attacco Lo Giudice e Raciti

Basso, Lo Giudice, Raciti
Basso, Lo Giudice, Raciti

SIRACUSA – Sono strani i rapporti tra il gruppo dirigente del Pd di Siracusa, sembra proprio che per parlarsi, o per screditarsi, lo debbano fare sui giornali se no non ci trovano gusto.

Difficile riuscire a chiedersi le cose, e ancora più problematico, seppur nella diversità di pensiero, di opinione, di corrente, di stanza, riuscire nel compito proprio di un gruppo dirigente: confrontarsi all’interno.

Eppure qualche volta succede, tantè che non c’è mai un rincorrersi di comunicati stampa da parte delle varie anime quando si tratta di decidere, ad esempio, l’assegnazione e la copertura di alcuni incarichi e così via. In questi casi “fuori” si sa sempre poco o niente.

Ieri, invece, in merito alla conferenza stampa che si è svolta nella sede provinciale del partito, e che ha visto la presenza del segretario regionale Fausto Raciti e del segretario provinciale Alessio Lo Giudice, con una platea di autorevoli esponenti “riformisti”, uno tra tutti l’ex presidente del partito Turi Raiti in prima fila, per ufficializzare l’adesione al Pd del sindaco di Carlentini, Pippo Basso, i comunicati sono stati uno dietro l’altro. Quattro per l’esattezza.

Il primo congiunto dei renziani doc e dei renziani dem, ovvero il sindaco di Siracusa, Giancarlo Garozzo, e le due parlamentari nazionali e regionali, rispettivamente Sofia Amoddio e Marika Cirone Di Marco, di critica e attacco all’iniziativa del segretario siciliano Raciti e di quello siracusano Lo Giudice, di utilizzare la sede del partito “per una iniziativa correntizia ed esclusiva, con i biglietti d’ingresso riservati solo agli amici riformisti”.

E ancora più a fondo, in questa difficile fase di polemiche sul tesseramento e sul suo congelamento a seguito dell’approdo dei cuffariani,  Garozzo, Amoddio e la Cirone Di Marco, che evidentemente sono tornati in ottimi rapporti, non hanno mancato di entrare nel merito dell’adesione di Basso, ex democristiano ed ex Pdl, bacchettando il loro segretario regionale.

«Ci lascia ancora più stupitiscrivo rimarcano Garozzo, Amoddio e Cirone Di Marcoche il segretario regionale sia arrivato a Siracusa per presentare un nuovo iscritto al Pd, il sindaco di Carlentini, già cuffariano e poi dirigente del Popolo della libertà, quel target di politico per cui lo stesso Raciti fino a pochi giorni fa si strappava le vesti gridando allo scandalo e annunciando il congelamento delle tessere. La coerenza, caro segretario regionale, è merce rara e tu riveli di non averla. Ci convinca adesso che ci sono ingressi buoni (i suoi) e ingressi cattivi (quelli degli altri)».

La pensano così anche Giovanni Cafeo ed Enzo Pupillo, quest’ultimo coordinatore dell’area Dem, che sull’adesione di Basso avrebbero preferito una maggiora “accortezza”.

«Il vero nodoper Cafeo e Pupillo sarebbe legato al fatto che   Lo Giudice è venuto maldestramente meno alla funzione di equilibrio che gli era stata assegnata». Un equilibrio che a quanto pare sarebbe stato messo in discussione e che necessita di un intervento autorevole del segretario nazionale.

«Sulla situazione venutasi a creare nel Partito Democratico di Siracusaconcludono pertanto Pupillo e Cafeo –  nei prossimi giorni faremo una valutazione approfondita insieme ai vertici regionali delle sensibilità che si riconoscono nella figura del presidente del Consiglio e segretario nazionale Matteo Renzi».

Immediati, uno dietro l’altro, i comunicati di risposta del segretario provinciale Alessio Lo Giudice, e del coordinatore della “Sinistra Riformista”, Turi Raiti, più o meno dello stesso tenore.

Lo Giudice e Raiti ricordano la diversità del percorso di avvicinamento del sindaco Basso al Pd, fatto sempre alla luce del sole e in coerenza con le scelte amministrative in giunta con il Partito Democratico.

«L’asserito cuffarismo del sindaco Bassoafferma Alessio Lo Giudiceè un’invenzione del sindaco Garozzo e delle deputate Amoddio e Di Marco. Infatti, tra il 1993 e il 2008, gli anni del cuffarismo, il sindaco Basso non era impegnato in alcuna attività politica ma esclusivamente dedito alla propria attività professionale. Nel 2008, poi, è stato chiamato a guidare una giunta di salute pubblica che comprendeva tutte le più importanti forze politiche del territorio e che vedeva, nel ruolo di vicesindaco, il dott. Nuccio Carnazzo, esponente di spicco dei Democratici di Sinistra al tempo e oggi del Partito Democratico. Nel 2013 il sindaco Basso è stato rieletto con la lista del Megafono e con il supporto del presidente Crocetta, oggi, come allora, iscritto al Pd e suo autorevole esponente. Successivamente il Pd di Carlentini ha avviato un rapporto con l’amministrazione guidata da Pippo Basso che ha condotto alla presenza di un assessore in giunta e all’elezione dell’ex capogruppo consiliare del Pd a presidente del Consiglio comunale. Da tempo, inoltre, tutti i consiglieri comunali del Pd di Carlentini sostengono l’amministrazione. Infine, il sindaco Basso ha pubblicamente supportato i candidati del Pd alle scorse elezioni europee per poi sancire, con la presenza di Fausto Raciti e dello stesso sindaco Basso alla Festa de l’Unità di Carlentini del 2014, l’avvio di un percorso politico che oggi conduce all’adesione al Pd».

Va più addentro Raiti:«Quando si svolgono ruoli importanti (parlamentari nazionali e regionali e sindaci del capoluogo) prima di sproloquiare ed offendere le persone si devono avere in mano tutti gli elementi e se non si hanno bisogna  chiedere  informazioni al vicinato o  ai propri referenti di area che, peraltro,  erano perfettamente a conoscenza, in quanto da me informati,  della adesione di Pippo Basso al Pd».

Dunque, tutti sapevano, come sostiene anche il segretario Lo Giudice: «La circostanza dell’adesione di Basso era, del resto, nota da tempo ai coordinatori di tutte le aree del Pd. Mi sembra, dunque, più che naturale l’utilizzo della sede del Pd provinciale. Chi si lamenta, ahimè, continua a ragionare esclusivamente secondo logiche di area».

Già, le aree, quelle nelle quali ormai si ritrova “chiuso” il Pd, ed è superfluo che sia Lo Giudice che Raiti sottolineino come Basso si sia iscritto al partito e non ad una di essa, da qui la presenza di Raciti. Perché ogni adesione, non solo quella di Basso, ma del cittadino qualunque, verrà interpretata come la condivisione di una di esse. Da qualsiasi ottica la si guardi.

Fatte le precisazioni, naturalmente sulla stampa, è Turi Raiti, nel rassicurare che nessun ruolo o incarico è stato messo in discussione (ogni riferimento è puramente casuale …) ad auspicare le scuse a Basso, Raciti e a Lo Giudice, da parte di Garozzo, Amoddio e Cirone Di Marco.

«Alla luce delle precisazioniconclude Raitimi aspetto  che  Garozzo, Amoddio e  Di Marco, per quello che hanno dichiarato, chiederanno scusa  a Pippo Basso, a  Fausto Raciti ed Alessio Lo Giudice. Stiano sereni i nostri tre eroi( Amoddio, Di Marco e Garozzo)  pensino più al partito che al loro destino personale che, peraltro, non è in discussione».

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