Attentati dell’Isis a Bruxelles, 31 i morti ed oltre 200 i feriti. Colpito il cuore dell’Europa. Condanna e cordoglio

bruxelles1BRUXELLESIl terrorismo colpisce il cuore dell’Europa, Bruxelles, sede dell’Unione Europea e teatro nei giorni scorsi della cattura del terrorista più ricercato degli ultimi quattro mesi, Salah Abdeslam, responsabile, con la sua cellula, degli attentati del 13 novembre scorso a Parigi.

Due gli obiettivi di questa mattina, tra la folla, all’aeroporto all’aeroporto di Zevanten, e alla stazione della metropolitana di Maalbeck, a pochi passi dalle sede principale dell’Unione Europea.

Il bilancio è pesante, si parla di 31 morti ed oltre 200 feriti, tra questi in modo non grave anche alcuni italiani. A rivendicare questi nuovi atti terroristici è stata l’Isis.

In un aeroporto affollato di passeggeri per la settimana delle vacanze pasquali, secondo quanto ricostruito dalla polizia belga, ad agire forse tre attentatori, due dei quali si sarebbero fatti esplodere mentre un terzo è in fuga. Il bilancio sarebbe stato molto più grave visti gli ordigni inesplosi che sono stati trovati.

Poi l’altro attentato, che avrebbe causato una ventina di vittime, nella stazione della metropolitana di Maalbeck.

Immediato lo spiegamento di forze in tutta la città, così come immediati sono stati i soccorsi in una città ormai sconvolta e blindata.

Condanne e cordoglio per questo vile atto che ha colpito cittadini inermi sono arrivati da tutti i governi dei Paesi dell’Unione Europea che hanno al loro interno rafforzato le misure di controllo e di prevenzione. Condanna anche da parte del presidente americano Barak Obama che da Cuba, dove si trova in visita di Stato, ha assicurato tutto l’apporto necessario per porre fine al terrorismo  jihadista che ha ormai quale obiettivo i vicini Paesi europei.

bruxelles-belgio-terrorismoFonti dell’intelligence irachena sostengono che gli attacchi “sono stati pianificati due mesi fa a Raqqa, in Siria” e che in un primo momento Bruxelles non era fra gli obiettivi indicati, ma è diventata il primo bersaglio scelto “a causa dell’arresto di Salah Abdeslam”. E nel rivendicare gli attentati di oggi il Califfato ha continuato a minacciare e ad annunciare nuovi attacchi senza precisare dove e quando colpiranno.

Il governo belga oggi ha decretato tre giorni di lutto nazionale, chiuso le frontiere e interrotto i collegamenti ferroviari, schierando i militari nelle strade, mentre per l’intera giornata si sono susseguiti allarmi per eventuali nuovi attacchi. Allerta bomba anche all’ospedale di Saint-Pierre, dove sono state ricoverate diverse persone ferite negli attentati di stamane e dove era stato ricoverato Salah Abdeslam dopo la sua cattura. Un allarme ha interessato anche il Palazzo Reale, e sono state evacuate per ragioni di sicurezza l’università di Ulb a Bruxelles, la centrale nucleare di Liegi e un cinema ad Anversa.

Tra le testimonianze di oggi quella di due europarlamentari siciliani, i catanesi Michela Giuffrida e Giovanni La Via.

Michela Giuffrida
Michela Giuffrida

«Orrore e terroreha detto Michela Giuffrida, parlamentare del Pd -. Consapevolezza che nulla è e potrà essere come prima. Dolore, rabbia, sgomento. Vedere le immagini che arrivano dall’aeroporto, dalla sala partenze attraversata centinaia di volte, dalla metro che è a soli 200 metri dal Parlamento europeo e dalla sede della Commissione, fa venire i brividi. La città è paralizzata, il cuore delle Istituzioni europee sotto assedio. Spero, prego, che il bilancio delle vittime non salga. Solo per caso oggi non ero in quell’aeroporto. E’ guerra e dobbiamo combattere. Le Istituzioni sono sempre più nel mirino di chi vuole distruggerci, vuole distruggere l’Europa, la democrazia, la libertà e la nostra stessa civiltà. Dobbiamo combattere e, soprattutto, stare uniti. Continueremo, continuerò, col nostro lavoro. E’ questo quello che vogliono, impaurirci e dividerci. Non glielo consentiremo anche nel rispetto e nella memoria delle vittime di oggi e di quelle dei mesi scorsi».

Giovanni La Via
Giovanni La Via

«Sono ore di angoscia e di doloresottolinea l’on. La Via -. Quello che è successo oggi colpisce tutti noi, e a chiunque di noi sarebbe potuto a capitare. Questione di una manciata di ore. Io sono arrivato ieri mattina, e sarei dovuto ripartire stasera. Ma stamattina, nonostante tutto, abbiamo rispettato l’agenda dei lavori. Le commissione Envi si è riunita per dei voti importanti, come previsto: noi continuiamo a lavorare. E’ questo il nostro “no” al terrorismo. Non ci faremo fermare, e lo dimostriamo svolgendo il nostro dovere e rispettando gli impegni. Abbiamo voluto aprire i lavori con un minuto di silenzio, un pensiero alle vittime e ai familiari intorno a cui ci stringiamo per manifestare il nostro cordoglio. Questo è un attacco diretto all’Europa e alle sue istituzioni. Oggi Bruxelles è una città sotto assedio, blindata, colpita al cuore. Oggi è un giorno molto triste. E la nostra risposta sarà ancora più forte. È arrivato il momento di mostrare i muscoli contro chi vuole seminare terrore, più di prima. Noi andiamo avanti per tutti i cittadini europei»

Chi ha progettato e programmato questi scenari di destabilizzazione internazionale, da qualsiasi parte essi arrivino, come si legge anche dai commenti a caldo dei due europarlamentari siciliani che usano parole quali “dobbiamo combattere“, “è il momento di mostrare i muscoli“, si capisce come lo scopo che si sono prefissati  si può dire sia raggiunto: innescare confusione e paura.

Ed è angosciante!

Stando così le cose, purtroppo, diventa sempre più difficoltoso pensare di fermare il terrorismo con la sola strategia della guerra. Le esperienze degli ultimi 20 anni in Afghanistan e Iraq, lo hanno dimostrato. La guerra produce solo guerra, e le armi, che fanno arricchire lobby internazionali e potenti, che spesso le alimentano, seminano solo morte e dolore, senza guardare i confini, il colore della pelle, l’età, il sesso o la religione delle vittime.

Quello che si prospetta, nella speranza che la ragione riesca a scongiurarlo, anzichè un percorso di distensione e dialogo, per isolare il terrorismo, sarà un lungo e doloroso percorso di conflitti, non solo dove i fuochi già bruciano, ma anche per l’Europa che rischia, come di fatto sta già facendo, di non riuscire a porvi fine, scaricando la propria rabbia su altre vittime, le  migliaia di profughi, uomini, done,, bambini e anziani,  che chiedono aiuto conservando condizioni umane.

La vera sfida da vincere è propria questa: restare umani.

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