Aporie | Non è “questione morale”. È  “questione sociale”

unioni_civili2Partiamo da una considerazione, la politica è ridotta male. Non è qui un problema che riguarda Matteo Renzi, va oltre, per ergersi a questione sociale, ed è questa la vera questione dell’Italia.

Il dibattito, si fa per dire, che segue l’approvazione delle Unioni Civili è sul tavolo a testimoniarlo. Da una parte i promotori del Family Day avvisano il premier: “Ce ne ricorderemo al referendum sulle riforme”, dall’altra c’è un unanime delusione, il testo non è forte come l’originale, tutta la parte sulla stepchild adoption è stata stralciata. Da queste parti si dice “Cu’ a’ voli cotta e cu a’ voli crura”.

Insomma, ci vorrebbero due “Italie”, anzi di più. Ognuno con le sue prerogative ognuno con le sue idee, contro.

Ma la politica è soprattutto mediazione è armonizzazione degli opposti, e proprio come un matrimonio, qualsiasi tipo di unione, si discute, anche animatamente, ma poi si raggiunge un accordo. Questa non è solo democrazia è anche libertà.

Si parla tanto di “padri costituenti”, esaltando le loro capacità di sintesi. A quel tempo, nell’immediato dopoguerra, le diversità ed i contrasti erano sostanziali, quasi invalicabili, altro che l’antirenzismo di comodo dei nostri giorni. Era il “The Day After” di una tra le più imponenti tragedie della storia.

Ma noi, non possiamo prendere esempio da loro, siamo popolo, politici e intellettuali, tutti di gran lunga più scarsi. La “scarsezza” è maggiore proprio in coloro che si ergono e si ascrivono nell’alveo di una immaginaria superiorità.

Ci siamo incartati, ed i risultati sono quelli che ci meritiamo, la questione è sociale.

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