Matteo Renzi: sospensione di giudizio

Il presidente del Consiglio e segretario del PD, Matteo Renzi
Il presidente del Consiglio e segretario del PD, Matteo Renzi

Quell’americano di Matteo nella fase del “pourparler”, in lingua italiana, appare serio, interessante, risolutivo, al contrario lo stadio del “fare” risulta,  spesso, imperfetto, quasi a voler manifestare quella difformità tra atteggiamenti e comportamenti.

Però, cambiare gli italiani…, viziati e “lamintusi”. Il popolo sovrano è l’unico vero insuperabile, “irrottamabile” potere forte, difficile da prendere… viscido, cangiate…, se ne accorgeranno anche le “sindachesse”.

La leggenda racconta che l’astuto Ulisse, dopo un assedio decennale alla “fortificata” Troia, con un colpo da eroe, s’inventò un geniale stratagemma per penetrare nella città e distruggerla: il “mito del Cavallo di Troia”. Tramandato per millenni, non è narrato dagli “Omeridi” nell’Iliade ed è solo accennato nell’Odissea.

Strano, la “più mitica” delle leggende mitologiche, non trova compiutezza “nei più mitici” dei poemi epici, ma viene raccontata da Virgilio, nell’Eneide.

Ora, l’ascesa di Matteo è stata rappresentata nell’immagine collettiva, come un cavallo di Troia, utile a Silvio Berlusconi, per rientrare dalla finestra nella politica che conta.

Come fu e come non fu, Silvio ha ricoperto il ruolo del cavallo e Matteo è venuto fuori.

E qui il pensiero si sposta e si posa soave in quel famoso, evocativo ed ormai leggendario “Patto del Nazareno”, l’accordo che sancisce, a detta di taluni, tutta una serie di norme circa le modalità con cui “fregare” gli italiani.

Se qualcuno dovesse pensare che cinque minuti sono pochini per un “contratto” di così ampia portata, non ha tenuto conto dell’intervento del divino Kairos, capace di fermare il tempo al momento giusto ed opportuno, trasformando un minuto in un anno e cinque in un lustro. Materiale a iosa per le ricostruzioni dei professionisti del “retroscenismo” e del complottismo.

Ma la teoria fa sempre a pugni con la pratica. Questa “trattativa”, come l’altra, non ha giovato nè a Renzi, nè a Berlusconi. Entrambi escono “ammaccati” dalle comunali. Tra i due “accordati” il terzo (Beppe Grillo) vince.

La corrente realista, suggerisce che il “Patto del Nazareno” è un invenzione letteraria –  utilitaristica del movimento di pensiero che fa capo a Marco Travaglio.

Ma torniamoe coppa”, alle bastonate. Dopo averle prese esistono due strade percorribili, “prendi, porta a casa e restaci”, oppure curarsi le ferite, rialzarsi e ricominciare, ma senza commettere gli stessi errori.

Matteo Renzi al fine di consolidare la leadership interna al suo partito, nella sovrapposizione e confusione dei ruoli, è diventato il premier dei soli “renziani”, abbandonando il dialogo con gli italiani.

Al suo arrivo propose un innovativo e costruttivo dialogo con i sindaci delle città italiane, ma manco il tempo di qualche incontro e l’idea finì nel dimenticatoio. Tutto un fuoco di paglia.

Matteo, ricominci dai sindaci, attuando un federalismo istituzionale, con il quale cede quote del suo potere centrale alle periferie, a chi, come i sindaci, ha realmente un contatto diretto con i cittadini ed i veri problemi.

Caro Matteo, è stato rimandato in diverse materie, per cui ha la possibilità di recuperare, ma se per Lei ripartire vuol dire “entrare nel partito con il lanciafiamme”… uscirà ustionato.

Ritorni a fare il sindaco, un sindaco premier, a fianco degli altri sindaci, tutti, del Pd, della destra o stellati.

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