Ancora vandalizzata la scuola “Enrico Fermi” di Francofonte, presidio di conoscenza ma soprattutto di formazione civica

Alcune immagini dei danni causati all'interno della scuola di Francofonte
Alcune immagini dei danni causati all’interno della scuola di Francofonte

FRANCOFONTE – Ancora vandalizzata la scuola media Enrico Fermi di  Francofonte, nel quartiere San Francesco. Ignoti sono entrati di notte all’interno dei locali devastando e rompendo mobili, attrezzature, e imbrattando ogni cosa.

Non è la prima volta che la scuola, presidio di conoscenza e di civiltà, viene presa di mira da vandali o delinquenti con il chiaro intendo di distruggere e “violentare” uno strumento di cultura e democrazia, di presa di coscienza e di costruzione di percorsi di legalità, che è giusto individuare e punire.

Una storia che si ripete negli anni, segno di una debolezza della società civile, così come delle istituzioni, che a tutt’oggi, a quanto pare, hanno difficoltà ad alzare e rafforzare il muro del rispetto del bene comune,  della difesa di valori sociali e culturali che sono alla base della reciproca convivenza.

La scuola, diretta dalla collega giornalista pubblicista Antonella Frazzetto, al quale esprimo, a livello personale da francofontese e da ex abitante di quel quartiere (una volta detto il “quartiere cinese”  in quanto periferia, nato nelle aree di espansione della città, ma oggi non più tale) che ha conosciuto il valore e l’importanza di quel presidio, tutta la solidarietà mia e del giornale.

Quel luogo a Francofonte non rappresenta soltanto uno spazio di apprendimento fine a se stesso, bensì di formazione dei ragazzi, considerato il ruolo di “agenzia della formazione” che le scuole ricoprono nel territorio assieme alle famiglie e alla società stessa.

Un luogo, dunque, che va valorizzato, salvaguardato e difeso, se non si vuole far crescere le future generazioni senza puntelli, regole e conoscenza. E il compito di difenderlo non spetta solo alle istituzioni pubbliche che magari, visti i precedenti, lo avrebbero potuto dotare di un sistema di videosorveglianza.

Ma spetta a tutta la società francofontese, come giustamente ha scritto in un post su Facebook, l’avvocato Vito Salemi,  uomo di legge, ma anche di cultura e di impegno civile e politico: “Gli ignoti vandali hanno colpito gravemente non soltanto la scuola, ma l’intera città, la sua storia, la sua cultura. Credo che nessuno debba rimanere indifferente. Chi sa deve parlare. Tutti i cittadini, le forze dell’ordine, l’amministrazione comunale, le forze politiche, le libere associazioni devono dare il massimo contributo per scoprire i vandali. Non permettiamo che prevalga l’omertà”.

Nello Russo
Nello Russo

Il quadro che di Francofonte fa Nello Russo, segretario nazionale del Silpol, il sindacato della Polizia locale, francofontese anche lui, che quella realtà vive e respira quotidianamente, non è certamente rassicurante. Tutt’altro. Ma lascia ancora aperto uno spiraglio di speranza che credo vada colto subito, senza perdere altro tempo.

«Il paese in cui vivo e che mi ha dato i natali è ormai fin troppo decadentecommenta nello Russoschiavo ogni giorno di più di uno stato di barbarie, che non ha pari nemmeno negli anni 80, quando si viveva in un contesto altamente mafioso, segnato da una faida tra famiglie, decimate dagli abusi dei loro adepti. In quel caso il nemico era noto e la giustizia fece il suo corso. Oggi il mio paese convive con l’ignavia generale, un nemico invisibile, per quanto fortemente presente, che va a braccio con un fenomeno deliquenziale che non bada a niente, che macina sotto le sue lame affilate ogni cosa e che travolge uomini e donne, bambini ed anziani e che annichilisce anche la più piccola speranza di riscatto.[…] Ciascuno operi secondo le proprie responsabilità. Chi ha dei doveri, che gli derivano dal suo ruolo istituzionale, rimane immobile e dissimula la sua indolenza non deve trovare posto nella società civile e va sonoramente perseguito. La mia cittá – conclude Nello Russo – è ancora in tempo, é sufficiente fare un balzo in avanti dimostrando che i cittadini hanno ancora una buona dose di dignità, che vogliono liberarsi dalle catene della falsità e della spettacolarizzazione di cose che non meritano tanto clamore. Nel mio paese ci sono persone che vogliono costruire e che non intendono arretrare di fronte alle palesi rovine».

Che dire, si ponga fine alle polemiche sterili, agli scontri personalistici, spesso frutto di egoismi piuttosto che di interessi collettivi, e si inizi a lavorare per quella che oggi è la priorità: ridare dignità e recuperare il senso civico di una comunità.

Non è cosa da poco.

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