A rischio i fondi Pac. Amenta, AnciSicilia: “Sono fondi necessari per i servizi ad anziani, minori e all’infanzia”

Paolo Amenta
Paolo Amenta

Canicattini – A rischio di fondi Pac (Piano di Azione e Coesione ) destinati ai servizio per gli anziani, i minori e l’infanzia (asili nido) in Sicilia come nelle altre Regioni del Meridione ai quali i 3,5 miliardi sono destinati.

Fu l’allora ministro per la Coesione, Fabrizio barca, attraverso una rimodulazione dei fondi strutturali, a destinarli per il Mezzogiorno per ridurre il gap sociale e infrastrutturale con le Regioni del nord. Quelli assegnati alla Sicilia si agirebbero sui 600 milioni di euro, parte dei quali destinati ai 55 Distretti Socio-Sanitari dell’Isola, per progetti e servizi dedicati alle fasce più deboli della popolazione, ma anche ai Comuni per la riqualificazione dei centri storici, per gli impianti sportivi, e come si è detto, per gli interventi nel sociale.

Il Governo nazionale nella legge di Stabilità ha previsto però di fare pulizia di tutte le somme non spese entro il 30 settembre nelle varie Regioni, 3,5 miliardi appunto, per spalmarli in tutta Italia, e quindi non al Sud, quale copertura degli sgravi contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato da parte delle imprese, come promosso dal premier Matteo Renzi.

La scorsa settimana a lanciare l’allarme di questo “scippo”, era stato il vice presidente di AnciSicilia, Paolo Amenta, sindaco di Canicattini Bagni, responsabile delle politiche sociali e di sviluppo dell’Associazione dei Comuni siciliani.

«Se le parole hanno un senso, bisogna che una volta per tutte si dica la verità sui fondi Pac, il Piano di azione e coesione, che il Governo nazionale sta “rubando” ai servizi agli anziani, minori e infanzia del Mezzogiorno per coprire i 3,5 miliardi necessari  ai promessi sgravi contributivi per assunzioni a tempo indeterminato».

Questa la dichiarazione di oggi di Amenta dopo che alla Camera è stato approvato un ordine del giorno presentato da nove parlamentari del PD, tra cui la siracusana Sofia Amoddio (Teresa Piccione, Angelo Capodicasa, Maria Iacono, Luisella Albanella, Daniela Cardinale, Maria Amato, Antonino Moscat, Gea Schirò, e appunto Sofia Amoddio), con la quale si impegna il Governo, non tanto a bloccare il prelievo dei 3,5 miliardi, ma “ad individuare, nel quadro di un ampio confronto con le Regioni e le Amministrazioni del mezzogiorno, le opportune soluzioni, anche di carattere normativo, volte ad assicurare il tempestivo utilizzo delle risorse dei fondi strutturali del Pac …”.

Insomma si parte dal presupposto del “ritardi” e del non “utilizzo” delle somme, non tanto dal fatto che sono state già inserite e previste nella programmazione di interventi messi a gara, per cui gli iter amministrativi sono in corso, e se i bandi vengono svuotati dalle relative coperture finanziarie metterebbero drammaticamente in crisi gli Enti cheli hanno avviati. Da qui un nuovo intervento del vice presidente dell’AncSicilia, Paolo Amenta.

«Togliere alla Sicilia e alle altre Regioni del Meridione – riprende Paolo Amentafondi indispensabili per colmare il gap sociale con le altre Regioni del Nord e spalmarli in tutta Italia, è dare un ulteriore colpo di grazia allo stato sociale dei Comuni del Sud e ai territori, che si ritrovano, come in Sicilia, i fondi per gli interventi sociali della Legge 328 ridotti ad un terzo, in un momento in cui al contrario cresce il disagio sociale. I “masaniello” di turno, che sinora sono stati “dormienti” ed oggi, dopo che come Anci abbiamo aperto questa ferita, tentano di fare i salvatori, ma mantenendosi sempre alla larga dal problema, fanno finta di non sapere, così come il Governo nazionale, che nella maggioranza dei casi, come nei 55 Distretti Socio-Sanitari siciliani, le gare sono state già bandite. Trovarsi privati – aggiunge ancora il sindaco di Canicattini Bagni – delle somme necessarie per attivare i servizi programmati in favore di anziani, minori e infanzia, significherebbe condannare definitivamente queste fasce sociali più deboli, sapendo che i Comuni non hanno un solo centesimo nei propri bilanci. L’Ordine del Giorno presentato dai nove parlamentari del PD, seppur lodevole, però non impegna il Governo a non mettere le mani sui 3,5 miliardi dei Pac, ma ad istituire un ulteriore “ampio confronto” con Regioni e Amministrazioni, sapendo, comunque, che l’art. 12 della Legge di Stabilità è pronto per essere approvato. Quello che non si vuole capire – conclude il vice presidente di AnciSicilia – è che il confronto con Regioni e Comuni deve essere preventivo, se si vuole uscire insieme dalle sabbie mobile, e non unilaterale o alla fine come ultimo desiderio di chi è già comunque condannato a morte».

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