“War Games Vermexio-PD”, il sindaco Giancarlo Garozzo oggi in conferenza stampa tira in ballo anche la Procura aretusea

Giancarlo Garozzo
Giancarlo Garozzo

SIRACUSA – Ormai Siracusa, o quantomeno il Vermexio, per la sua parte, e il Partito Democratico che ne è al governo, per la restante parte, sono diventati un vero e proprio campo minato.

Terreno di battaglie furenti, soprattutto nel PD, tra il sindaco Garozzo e suoi avversari, che non sono l’opposizione, quella uscita fuori dalle urne, ma quella interna, quella rappresentata dai due grandi accusatori del “Sistema Siracusa”, la consigliera comunale Simona Princiotta e il parlamentare nazionale Pippo Zappulla, entrambi dell’area riformista, oggi stretta alleata dei renziani un tempo amici di Garozzo, i fotiani, quelli che fanno capo al suo ex capo di gabinetto Giovanni Cafeo.

Il tutto tra inchieste della magistratura su atti e attività amministrativa, oltre una decina, e ancora, decine di indagati tra funzionari e dirigente del Comune, consiglieri comunali e rappresentanti di associazioni e imprese, dove, come sembra, gli unici che ne sono venuti fuori sono gli assessori, con tanto di archiviazione: Valeria Troia per il caso dell’affido del campo estivo all’associazione Zuimama; e Alfredo Foti, nei giorni scorsi, per la vicenda asili nido, per “un errore di persona”.

Per il resto, i piani e le strategie di guerra restano sui tavoli dei contendenti, ed ognuno sposta e aggiunge pedine a secondo del momento, dell’evento, dell’argomento, delle accuse, delle minacce di querele, tra un’audizione e l’altra nelle varie Commissioni antimafia, a Palermo come a Roma.

Un War Games di ultima generazione, con una sceneggiatura “sui generis”, tra il comico, il thriller e lo spy story, con tanto di intercettazioni registrazioni nascoste, contatti con collaboratori di giustizia, in questo caso quelli più volte citati che vengono fatti rimbalzare da una parte e dall’altra, come Rosario Piccione e Lorenzo Vasile (clan Urso), gestione di impianti, asili nido, contributi politiche sociali, pagamento di tangenti da parte della Stes, la cooperativa che gestiva sino allo scorso anno le manutenzioni al Comune di Siracusa, che non potendo partecipare alla nuova gara d’appalto, si è autodenunciata di aver pagato dirigenti, funzionari, fatto assunzioni di favore e così via, costate, nei giorni scorsi, ben dieci avvisi di garanzia a nomi illustri dei vertici del Vermexio.

A tutto questo, questa mattina, nella conferenza stampa del sindaco Giancarlo Garozzo, che piano piano sta svestendo i panni di accusato per vestire quelli di accusatore, al pari dei suoi colleghi di partito Princiotta e Zappulla, chiaramente per parti opposte, si è aggiunto un nuovo personaggio e un nuovo scenario: la Procura della Repubblica e il sostituto procuratore che gestisce tutte le inchieste relative al Vermexio e alle accuse del duo P-Z, ovvero il sostituto procuratore Marco Di Mauro.

Insomma, politica e giustizia, come afferma Garozzo, in un intreccio quasi peccaminoso per disegnare “un caso Siracusa”, con l’apparizione a trattati di trasmissioni come “Le Iene”, sempre più informate sui fatti e sulle “carte”.

«Siamo davanti a un caso Siracusa – ha detto Garozzo, che era accompagnato dall’assessore Pietro Coppa, che è anche avvocatoe sono certo che non sono l’unico a pensarlo, me lo dicono i cittadini che hanno avvertito il pericolo e che riconoscono gli attori di queste vicende. Sono consapevole di condurre una battaglia per la quella parte di città che non fa parte di quel comitato di affari che impedisce una vita libera e civile».

E ancora, tirando dritto come un rullo compressore.

«Su tutti i fatti di cui ho parlato – aggiunge il sindaco di Siracusa -, nonostante abbia detto più volte di essere disposto a collaborare con la Procura, mai nessuno, come Di Mauro, ha sentito l’esigenza di chiamarmi per chiedere lumi su alcune cose che potevano riguardare, anche come singola conoscenza, il sindaco di Siracusa».

Una Procura tra luci ed ombre, quella che lascia trasparire il primo cittadino di Siracusa, su questa vicenda di scontro interno al PD che non risparmia colpi: «Quando qualcuno si permette di accusare la Princiotta viene subito raggiunto da un procedimento di calunnia…»

E in riferimento alle “ipotetiche” conoscenze di collaboratori di giustizia (già appartenenti alla criminalità organizzata siracusana, e oggetto delle audizioni in Commissione antimafia di entrambi le parti), che si addebitano uno contro l’altro, e al ruolo della Procura aretusea, Garozzo è più che scrupoloso,.

«Non credo che i pm vogliano andare in contrasto con la Direzione Distrettuale di Catania – sottolinea Giancarlo Garozzo – che in tempi non sospetti, ovvero nel 2002, raccolse numerosi verbali di dichiarazioni di Rosario Piccione e lo reputarono attendibile. Basterebbe che Di Mauro che ha in mano tutti i processi nati a seguito delle denunce della Princiotta, contatti la Distrettuale per chiedere i verbali che vennero utilizzati nel processo Libra che si celebrò in Corte di Assise a Siracusa. Sono certo che la Procura non aprirà d’ufficio alcun procedimento per il materiale che Le Iene hanno utilizzato, e faccio riferimento alla trascrizione della registrazione di Vasile. Materiale che fa parte di un fascicolo in fase di indagini. Spero che la Procura giustamente così sollecita verso l’amministrazione lo sia anche in altre direzioni. Ma i tempo sono là e un giorno si chiariranno».

Si arricchisce di nuovi “livelli”, dunque, il War Games siracusano, facendosi sempre più triste e inquietante.

Mentre in tanti, seduti comodamente in poltrona, ad iniziare dal PD, in tutte le sue strutturazioni, agli stessi siracusano, si aspetta l’ultimo e definito “livello” del games, quello con la parola “The End”, per sapere chi ha vinto e chi ha perso.

E a volte il risultato può anche essere deludente. Perché magari avranno perso tutti, politica e cittadini compresi.

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