Le ragioni del No al referendum e l’accordo sulle pensioni spiegati ieri dallo Spi alla Camera del Lavoro di Canicattini

Gallo, La Rocca, vaccaro, Tranchina
Gallo, La Rocca, vaccaro, Tranchina

CANICATTINI – Assemblea ieri pomeriggio alla Camera del Lavoro di Canicattini Bagni, organizzata dallo Spi, il sindacato dei pensionati della Cgil, per illustrare il protocollo d’intesa sottoscritto dal sindacato unitario con il governo nazionale sulle pensioni.

Per l’occasione,  nel corso dell’incontro, aperto dal segretario della Camera del Lavoro canicattinese, Salvo La Rocca, e moderato da Paolo Gallo, capo lega dello Spi locale, sono state altresì illustrate le ragioni che hanno indotto la Cgil ad esprimersi per il NO al Referendum costituzionale di domenica.

Secondo l’organizzazione diretta dalla Susanna Camusso, la riforma costituzionale, promossa dalla maggioranza parlamentare, non darà maggiore stabilità al governo, così come il nuovo Senato non sarà realmente rappresentativo delle Regioni e delle Autonomie Locali, non avendo la possibilità di incidere sulle leggi che riguardano i territori.

Non solo, ma la riduzione dei senatori, sempre per la Cgil, non darebbe corso ad una riduzione degli sprechi, considerando che a venire meno saranno solo le indennità (40 milioni circa), né tantomeno ci si potrà fidare che subito dopo il voto referendario, in caso passasse la riforma, si provvederà, come indicato dai sostenitori del SI,  con decreti a ridare il voto ai cittadini per eleggere i senatori.

Presenti ai lavori la segretaria provinciale dello Spi-Cgil, Valeria Tranchina, ed Enzo Vaccaro segretario confederale provinciale, a cui sono state affidate le conclusioni.

L’attenzione dell’assemblea di ieri non era rivolta solo al referendum ma anche all’accordo dello scorso 28 settembre sulle pensioni ed i risultati ottenuti dal sindacato nella trattativa col governo, come ha spiegato la segretaria dello Spi, Tranchina.

In primo luogo le tasse, esenti  sino a 8.125 euro, a seguire l’aumento del 30% delle quattordicesime per chi ha un reddito mensile fino a 750 euro, e dal 2019 il ritorno del meccanismo di rivalutazione delle pensioni, antecedente a quello Monti – Fornero, che consentirà una maggiore tutela del potere d’acquisto.

E ancora, ha aggiunto Valeria Tranchina, per chi andrà in pensione non pagherà più la riunificazione dei contributi versati in enti diversi, ci saranno meno vincoli per l’accesso alla pensione per i lavori usuranti, con l’eliminazione della finestra mobile e dell’attesa di vita.

Infine, la cancellazione delle penalizzazioni per l’accesso alla pensione prima dei 62 anni, con la possibilità per i lavoratori che hanno 12 mesi contributivi, anche non continuativi prima del compimento dei 19 anni, e che sono disoccupati senza ammortizzatori sociali, in condizioni di salute che determina disabilità, di poter andare in pensione con 41 anni di contributi.

Poi l’Ape, ovvero la possibilità, per coloro che hanno compiuto 63 anni, di poter andare in pensione 3 anni e 7 mesi prima, con copertura a carico dello Stato (Ape sociale) se disoccupato, a differenza dell’Ape Volontaria che invece, come si è più volte detto in questi mesi, ha un costo, attraverso un mutuo ventennale stipulato con una banca tramite l’Inps.

Molte le perplessità e le domande che i partecipanti  all’assemblea hanno posto dopo gli interventi, al quale hanno dato risposte Valeria Tranchina ed Enzo Vaccaro.

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