Tony Drago non si è suicidato, nel dibattimento di ieri a Roma lo hanno specificato anche i periti nominati dal Tribunale

Tony Drago

ROMA – E’ stata una lotta dura, fatta di determinazione e ricerca della verità, per arrivare ad avere giustizia, quella che in questi anni ha segnato le scelte e il percorso giudiziario della famiglia del giovane 25enne caporale siracusano, Tony Drago, trovato morto il 6 luglio 2014 nel cortile della caserma “Sabatini” dei Lancieri di Montebello a Roma.

L’udienza di ieri davanti al Gip del Tribunale di Roma, Angela Gerardi, ha consegnato alla famiglia del caporale siracusano la speranza di arrivare alla verità, quella che da sempre hanno gridato, ovvero, che Tony non poteva essersi ucciso lanciandosi da quella finestra del bagno al secondo piano della caserma, ma sarebbe stato vittima di “nonnismo” e assassinato.

Ed ieri, infatti, anche i periti nominati dal Gip hanno completamento escluso il suicidio, trovandolo del tutto incompatibile con i risultati dei rilievi effettuati sulla scena del crimine, ad iniziare dalla posizione del corpo, gli schizzi di sangue, e dalla distanza, oltre che dai traumi riscontrati sul corpo  del 25enne caporale.

«L’enfisema polmonare riscontrato (ovvero la fame d’aria dallo stesso avvertita prima di morire)ha sottolineato l’avvocato Dario Riccioli, il legale catanese che rappresenta la famiglia di Tonyè incompatibile con la morte istantanea derivante dalla precipitazione».

Una tesi da sempre sostenuta dalla famiglia e confermata dai periti di parte, a cui adesso si aggiungono anche i periti del Tribunale. Secondo il legale della famiglia Drago, l’omicidio sarebbe avvenuto in due momenti, giù nel cortile, con una vera e propria aggressione violenta al caporale, che magari si sarebbe rifiutato di sottostare alle vessazioni di un gruppo non ancora identificato di commilitoni più anziani.

Allo stato attuale sono otto i militari iscritti nel registro degli indagati per “concorso colposo in istigazione al suicidio o in omicidio volontario” del giovane caporale siracusano laureato all’Università dell’Aquila in Scienze Criminologiche e dell’Investigazione.

Un risultato importante, dunque, quello del dibattimento di ieri (come lo è stato anche per il caso Scieri, il giovane parà siracusano ucciso nel 1999 nella caserma Gamerra di Pisa, per cui sta adesso indagando la Commissione parlamentare d’inchiesta per fare luce sugli autori della sua uccisione), che apre la strada, non certo facile, che potrebbe portare definitivamente a fare luce su un’altra pagina buia  scritta all’interno di una caserma militare del nostro Paese, e garantire giustizia a Tony Drago e alla sua famiglia.

 

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