“Luoghi di speranza e testimoni di bellezza”, questa mattina a Noto la Giornata della Memoria e dell’Impegno contro le mafie

Un momento della Giornata della Memoria e dell’Impegno contro le mafie, che si è tenuta a Noto

NOTO – Hanno colorato con bandiere, striscioni e cartelli, la città del barocco, Noto. Tanti ragazzi delle scuole, delle associazioni, cittadini, giovani immigrati ospiti delle strutture dell’accoglienza del siracusano, vittime delle mafie di esseri umani, rappresentanti del mondo religioso e delle istituzioni, questa mattina hanno voluto prendere parte alla 22° Giornata della memoria e dell’Impegno, promossa da Libera, per ricordare, come ormai avviene dal 1996, nel giorno o in concomitanza dell’arrivo della primavera, nome per nome le oltre 900 vittime innocenti morti per mano delle mafie.

Ogni anno una città diversa, e il 2017 è stata la volta di Noto, città patrimonio dell’Umanità, una scelta perfettamente in sintonia con il tema scelto a livello nazionale per celebrare questa giornata: Luoghi di speranza e testimoni di bellezza”.

Un tema per richiamare l’importanza dell’unire la cura dell’ambiente e dei territori con l’impegno per la dignità e la libertà delle persone, che nello stesso tempo vogliono esercitare le loro responsabilità di cittadini, di abitanti, ospiti e custodi, della Terra. Un impegno per l’ambiente, messo sempre più a rischio dalle ecomafie, e per la legalità e la giustizia.

Unanime, questa mattina, la vicinanza e la solidarietà al presidente di Libera, don Luigi Ciotti, vittima nei giorni scorsi a Locri, in Calabria, dove il 21 marzo si è celebrata la Giornata nazionale della Memoria e dell’Impegno, di attacchi e minacce da parte della ‘ndrangheta: “don Ciotti sbirro”.

Frasi che nel linguaggio mafioso vogliono essere ingiuriose e di disprezzo, e che invece, come ha precisato lo stesso presidente di Libera, sono la testimonianza della preoccupazione per il diffondersi di iniziative di legalità e di protezione da parte dello Stato, che diventano sempre più condivise da parte della società civile, tanto da fare terra bruciato attorno ai clan mafiosi.

“E siamo tutti sbirri”, senza se e senza ma, hanno voluto ribadire i partecipanti di questa mattina alla manifestazione nella città di Noto.

«Gli “sbirri” – ha detto don Ciotti – che sono persone al servizio di noi tutti, sarebbero meno presenti se la presenza mafiosa non fosse così soffocante. Questi vili messaggi, vili perché anonimi sono comunque un segno che l’impegno concreto dà fastidio. Risveglia le coscienze, fa vedere un’alternativa alla rassegnazione e al silenzio».

Questa mattina a Noto, dopo il raduno alla Villa Comunale, il corteo ha raggiunto il Palazzo Comunale, davanti alla maestosità della cattedrale, dove, alternandosi con momenti di spettacolo e musica, con il cantastorie Peppino Castello, sulla tratta degli immigrati clandestini  e su Falcone e Borsellino, hanno parlato, assieme ai rappresentanti di Libera, dell’Ufficio scolastico e della Diocesi netina,  il sindaco Corrado Bonfanti e i rappresentanti delle istituzioni, tra questi il neo prefetto di Siracusa, Giuseppe Castaldo, che ha voluto sottolineare il valore della Giornata nazionale della memoria e dell’Impegno.

«Tale riconoscimento ha un enorme valore, anche emblematicoha detto il prefetto Castaldoperché si è voluto dedicare una giornata alla realizzazione di iniziative volte a sensibilizzare la comunità, ed in particolar modo i giovani, sul valore della lotta alle mafie e sul ricordo delle vittime innocenti delle mafie, creando una memoria storica condivisa. Ciò perché è stata raggiunta piena consapevolezza sul fatto che la lotta alle mafie è un dovere non soltanto delle Istituzioni, ma di ogni cittadino, di tutti noi, sin dalla più giovane età. Lotta alle mafie non deve essere intesa necessariamente come assunzione di responsabilità eccezionali o compimento di gesta straordinarie, deve essere piuttosto un operare quotidiano, a partire dalle cose più semplici, con il rispetto delle regole e degli altri. In un tempo in cui tutto sembra scorrere velocemente e si tende a pensare soltanto in termini di “presente “, dimenticando il “passato” e sottovalutando il ”futuro “, costruire una memoria comune, partendo dalle giovani generazioni, serve proprio a non dimenticare il “passato “, traendo insegnamento dai fatti, anche tragici, per costruire un ”futuro” migliore. Dobbiamo trasformare la memoria in impegno, denuncia, testimonianza, cambiamento. L’impegno per la legalità – ha concluso il prefetto di Siracusa – deve rappresentare una priorità, un riferimento intorno al quale misurare la nostra capacità di essere cittadini. Per raggiungere questo obiettivo dobbiamo investire sui valori che ci permettono di costruire futuro: etica, responsabilità, trasparenza, dignità, coraggio. E anche orgoglio e speranza».

Poi la lettura degli oltre 900 nomi delle vittime innocenti delle mafie.

 

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