L’on Amoddio (Pd) chiede l’intervento sul caso Cisma da parte della Commissione parlamentare sulle attività illecite dei rifiuti

La discarica della Cisma a Melilli

MELILLI – All’attenzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, il caso Cisma, la discarica per rifiuti speciali e pericolosi di Melilli che lo scorso 15 marzo ha portato all’arresto, da parte della Direzione Distrettuale Antimafia,  di 14 persone, tra imprenditori, dirigenti pubblici della Regione e del Comune di Melilli, funzionari e persone di fiducia, e con loro i proprietari Antonio Paratore e il figlio Carmelo, accusati di fare da prestanome al boss Maurizzio Zuccaro,  affiliato al clan mafioso dei Santapaola.

A chiederlo è stata la parlamentare nazionale del Pd, Sofia Amoddio. Mentre la sua compagna di partito, Marika Cirone Di Marco, deputata regionale, con una interrogazione, chiede al governo di fare chiarezza e allontanare ogni sospetto sull’intrigo di relazioni deviate emerse a seguito delle indagini che hanno portato all’arresto di dirigenti regionali, responsabili dei processi autorizzativi delle discariche., in particolare la Cisma, dove, lo ricordiamo, è stato conferito il famoso “polverino” dell’Ilva di Taranto.

«Ho richiesto ufficialmente all’on Bratti, presidente della Commissione d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiutiha dichiarato l’on Sofia Amoddiodi occuparsi della vicenda relativa alla discarica Cisma di Melilli e di valutare l’opportunità di ascoltare in audizione le istituzioni e le autorità locali che hanno avuto rapporti istituzionali in ordine alla Cisma Ambiente SpA. La vicenda  giudiziaria che ha portato al sequestro della discarica ed a numerosi arresti  in carcere delinea uno scenario inquietante di reati che vanno dal traffico illecito di rifiuti, all’associazione di stampo mafioso; dall’usura, alla corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio. Si tratta – aggiunge l’esponente del Partito Democratico – di una gigantesca commistione di interessi economici che forma un’asse con mafia, imprenditoria, funzionari regionali e comunali, consulenti vari e senza scrupoli. Occorre fermare la devastazione del territorio da parte di coloro che per affari non si fanno scrupoli e giocano sulla salute dei cittadini. Non vogliamo diventare una clone della terra  dei fuochi. Saranno i giudici a valutare ma potrebbe delinearsi il disastro ambientale, reato introdotto dal Partito Democratico. Ritengo – conclude l’on Amoddio – sia necessaria una presa di posizione da parte dello Stato, tramite l’intervento della Commissione d’inchiesta che indaga su illeciti legati al ciclo rifiuti. La missione della Commissione farebbe sentire la propria presenza ai cittadini, che ancora una volta vedono svenduto il loro diritto alla salute in uno dei territori nazionali a più alto rischio ambientale».

A sua volta, la deputata regionale Marika Cirone Di Marco, chiede al governo regionale il riesame delle concessioni date in materia di discariche e l’eventuale revoca di quelle sulle quali grava l’alea dell’irregolarità, come  quella di contrada Armicci a Lentini.

La Cirone Di Marco, chiede, altresì, oltre alla rotazione del personale e alla sostituzione del direttore regionale del Dipartimento Acqua e Rifiuti, i motivi per i quali lo stesso non abbia risposto alle ripetute insistenti note dell’assessore regionale all’Energia e Rifiuti, Vania Contrafatto.

«Solo atti concreti e inattaccabili – conclude la deputata regionale del Pd – possono dare il senso di una reale svolta che il Governo regionale vuole imprimere».

 

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