Uccello, Carrabino, Miceli, Golino, Scirpo, Barbagallo

Canicattini – La spada non come simbolo di violenza ma, al contrario, a simboleggiare la salvezza, l’armatura dello Spirito, “la parola di Dio” che salva.

Questo il significato della spada nell’iconografia cristiana che spesso si vede, con grande evidenza, impugnata da Santi e Angeli nelle rappresentazioni e nella riproduzione di simulacri posti all’interno delle nostre Chiese.

Di questo si è parlato nella serata di giovedì al Museo Civico Tempo di Canicattini Bagni, presieduto dall’etnoantropologo e guida naturalistica, Paolino Uccello, in occasione della conferenza su “La spada dell’Arcangelo” e la realizzazione del manufatto aureo che recupera e abbellisce l’elsa, dono di una famiglia canicattinese, della spada argentea della statua di San Michele Arcangelo, Patrono della città, la cui festa si è celebrata sabato, e che è custodita nella Chiesa Madre della città.

Relatori sono stati: Giuseppe Carrabino, presidente della Società augustana Storia Patria e studioso di arti suntuarie, che si è soffermato sul tema “La spada nella fede, l’arma nell’iconografia dei Santi Paolo, Domenico e Michele”; Tanino Golino, storico e studioso di devozioni popolari, nonché vicepresidente del Museo Civico Tempo, che è intervenuto su “Le donazioni auree nella tradizione cattolica”; e il maestro orafo Massimo Scirpo, di Palazzolo Acreide, che ha realizzato il manufatto in oro e pietre preziose che ha inserito sull’elsa della spada impugnata dal simulacro di San Michele.

Ad aprire l’incontro, presente don Sebastiano Ferla, parroco della Chiesa Madre, sono stati i saluti del sindaco Marilena Miceli, che ha sottolineato come il recupero e la salvaguardia della memoria delle tradizioni religiose siano parte integrante del percorso culturale avviato in questi ultimi dieci anni dalla città, grazie alle scelte fatte dalla passata Amministrazione guidata dall’allora sindaco Paolo Amenta con la nascita del Museo Tempo (Museo dei Sensi, del Tessuto, dell’Emigrazione e della Medicina Popolare) e la valorizzazione delle risorse del territorio, e quelli dell’assessore alla Cultura, Loretta Barbagallo che ha illustrato le tante manifestazioni estive che hanno accompagnato alla festa di San Michele.

Dunque, la spada, non come simbolo cavalleresco, arma di guerra che trafigge per causare la morte, come ha sottolineato Giuseppe Carrabino, ma in quanto “parola di Dio, più tagliente di una spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore” (Eb 4,12).

La spada, presente sia nell’iconografia orientale che in quella occidentale, che assicura la vittoria ai giusti, ha ricordato ancora Carrabino, che viene impugnata da figure di spicco della Chiesa come San Paolo, Patrono di Palazzolo Acreide, San Domenico, Patrono di Augusta, e San Michele, Patrono di Canicattini Bagni.

«Si tratti di modelli, icone che vanno oltre il sentire religioso di ogni singola comunità – ha precisato Giuseppe Carrabino -. Nell’Antico Testamento il riferimento alla spada appare in 383 versetti. Nelle parole di Gesù la spada perde ogni suo significato violento e distruttivo. A Pietro, che nel Getsemani cerca di difenderlo con la spada, Gesù intima di riporla nel fodero perché tutti quelli che prendono la spada periranno di spada (Mt 26,52). La spada, arma di Gesù, è la parola di Dio. Quando dice di essere venuto a portare non la pace, ma la spada, (cfr. Mt 10,34) afferma che è venuto a portare la spada della parola di Dio, la quale richiede una scelta radicale per Gesù che può provocare divisione con quanti non condividono la sua sequela».

E parlando di San Michele, il presidente della Società augusta di Storia Patria, ha rimarcato come nel capitolo XII del Libro dell’Apocalisse, sia presentato come avversario del demonio e vincitore dell’ultima battaglia contro Satana e i suoi sostenitori: quindi difensore della sicurezza del popolo.

«Non a caso  – conclude Carrabino – per questa virtù guerriera e difensiva, San Michele è stato proclamato patrono e protettore della Polizia di Stato da papa Pio XII il 29 settembre 1949 in omaggio alla “lotta” che il poliziotto combatte tutti i giorni al servizio dei cittadini e per tutelare e proteggere l’ordine pubblico, l’incolumità delle persone».

Sulle donazioni auree alla Chiesa, che potrebbero sembrare sprechi in un momento di disagio di fasce della società, ha parlato lo storico e studioso di devozioni popolari, nonché vicepresidente del Museo Tempo, Tanino Golino.

«Donazioni in oro, spesso lavorato ed impreziosito da pietre preziose – ha detto Golino – che vogliono rappresentare proprio la preziosità e l’alto valore di Dio, della sua parola e dei Santi che ne sono messaggeri e difensori della fede. Un fenomeno antico, presente nel Vecchio come nel Nuovo Testamento».

E proprio in oro e pietre preziose, donati da due devoti canicattinesi al Patrono della città, San Michele, è stato realizzato il manufatto che ricopre, recuperandone le fattezze, l’elsa della spada argentea che impugna l’Arcangelo nel simulacro custodito nella Chiesa Madre di Canicattini Bagni.

Un’opera realizzata dal maestro orafo Massimo Scirpo, già autore di importanti opere come la corona d’oro dell’Addolorata di Palazzolo Acreide e restauratore di alcuni pezzi in oro che addobbano la Madonna dei Miracoli di Caltabellotta, che con l’ausilio di foto ha illustrato tutte le fasi della lavorazione.

A mostrare l’elsa e l’opera di Scirpo, rimasta esposta per tutta la sera, è stato don Sebastiano Ferla tra gli applausi e gli apprezzamenti dei tanti presenti nella sala convegni del Museo Tempo.

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