L’attuale ospedale “Umberto I”

SiracusaUn ospedale tutto per Siracusa e i suoi residenti, il resto dei cittadini del territorio, in particolare i 30 mila abitanti dei Comuni della zona montana, da sempre lontani dai presidi sanitari, che si arrangino.

Potrebbe essere questa la sintesi della riconferma della “Pizzuta” quale area dove edificare il nuovo ospedale “Umberto I”, o come si chiamerà, fatta mercoledì scorso dal Consiglio comunale di Siracusa, si può dire nella quasi totalità dei presenti, se non fosse per i 3 astenuti, che non hanno detto né si e né tantomeno no, all’ordine del giorno di presa d’atto, oggetto dell’animato dibattito consiliare.

E così la logica degli scontri, delle prevaricazioni, dei lunghi ritardi, che oggi si vorrebbero far pagare ai cittadini, ai siracusani che aspettano da tempo un nuovo nosocomio, e agli “esseri umani” che risiedono al di la delle mura dionigiane, che speravano di poter avere finalmente a disposizione un presidio sanitario e servizi facilmente raggiungibili, alla fine sembra prevalsa.

L’area indicata per il nuovo ospedale

Già, perché mentre chi risiede in città, parliamo di Siracusa, magari con le solite difficoltà ataviche legate al traffico o, come le cronache da anni ci raccontano, al caos delle piogge che mettono in ginocchio la città di Archimede, in particolare in una zona come la Pizzuta (basti pensare agli allagamenti nel quartiere Epipoli), comunque in ospedale ci arriverà.

Chi piuttosto abita, o si trova in visita (parliamo di un’area Unesco con rilevante flussi turistici)  a Ferla, o a Cassaro, Buccheri, Buscemi, Palazzolo, Sortino e Canicattini, una qualche difficoltà maggiore di raggiungere l’ospedale (viabilità, piogge e mancanza di ambulanze medicalizzate, permettendo), evidentemente, la porta nel DNA.

E allora logica vorrebbe che il nuovo “ospedale di Siracusa” sorgesse fuori da tutte queste “prigioni”, e quindi dal centro abitato (magari vicino e collegato alla rete autostradale, come sono già Avola e Lentini), per garantire servizi ed essere funzionale per tutti, non solo per una parte di popolazione di questa provincia, di questo territorio. E questo al di là del declassamento o meno da secondo a primo livello, che non c’entra nulla col dare servizi al massimo dell’efficienza, senza smettere di sognare e lavorare per passare da “spoke” a “hub”.

Ma questo non può deciderlo “solo” il Consiglio comunale di Siracusa, che certamente dovrà pronunziarsi su una eventuale variante al proprio PRG.

Non è un caso che i sindaci della zona montana, che nella scelta della Pizzuta fatta dal consesso civico di Palazzo Vermexio intravvedono l’ulteriore pericolo di restare ancor più isolati,  abbiano chiesto la convocazione della Conferenza dei Sindaci della provincia, per discuterne insieme, auspicando, altresì, un autorevole pronunciamento dell’Asp che è quella che poi deve garantire ed erogare i servizi sanitari.

L’essere liberi da localismi e personalizzazioni ormai superati da vecchi concetti, anche politici, che escono dall’”IO” per diventare “NOI”, in termini economici e di sviluppo, così come nei servizi alla persona (non avrebbe senso la presenza dei Distretti Socio Sanitari), considerato che sempre più si parla di “aree vaste” e di “federazione delle municipalità”, significa guardare al futuro.

Restare umani … non è poi difficile.

 

 

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