Avola – Ricorrono oggi i 50 anni dei sanguinosi “Fatti di Avola”, quando il 2 dicembre del 1968 la Polizia del ministro democristiano dell’Interno, Franco Restivo, siciliano legato agli agrari, controparte dei lavoratori, dopo averli caricati, sparò sui braccianti del siracusano che manifestavano, dopo giornate di lotta e di blocchi stradali, per l’aumento di appena 300 lire della paga giornaliera, l’eliminazione delle differenze salariali e di orario fra le due zone nelle quali era divisa la provincia, l’introduzione di garanzie per il rispetto dei contratti, l’avvio delle commissioni paritetiche di controllo strappate con la lotta nel 1966 ma mai messe in funzione.

A terra, a Chiusa di Carlo, alle porte della città di Avola, dove oggi ha sede l’ospedale, colpiti a morte, restarono due braccianti, Angelo Sigona (25 anni) e Giuseppe Scibilia (47 anni), mentre i feriti furono 120, alcuni dei quali anche in modo grave.

Una pagina tra le più tristi delle lotte sindacali e per il riscatto delle classi lavoratrici in Sicilia e nel Paese, ricordata in questi giorni da una serie di iniziative, tra queste quella dell’Assostampa di Siracusa, il sindacato unitario dei giornalisti siracusani, con due mostre (delle prime pagine dei giornali dell’epoca, e dei filmati dell’istituto Luce e i servizi tg degli inviati Rai), e con un incontro tenuta lo scorso 23 novembre al Teatro Garibaldi di Avola.

Una rilettura, fatta dal punto di vista giornalistico, di quei giorni, presente l’editorialista della Stampa, Marcello Sorgi, gli storici Sebastiano Burgaretta e Salvo Adorno, e il giornalista Carmelo Miduri, con il segretario provinciale di Assostampa, Prospero Dente.

In quella sede è stato chiesto, a 50 anni da quei fatti,  di riaprire i fascicoli di Polizia per conosce le responsabilità di quanto accaduto e rendere Giustizia alle vittime di quell’eccidio.

La lotta dei braccianti del siracusano era sostenuta dal sindacato, dai partiti della sinistra, con in testa l’allora Partito Comunista, dalle loro famiglie, a cui si unirono anche gli studenti, e non solo i figli dei lavoratori sottomessi e malpagati.

Quelle giornate divennero testimonianza e modello in tutta Italia e portò al rinnovo del contratto e all’abolizione dalle gabbie salariali.

Una battaglia per il lavoro, per la difesa della dignità dei lavoratori, che aprì le porte ad una stagione di fermenti e di lotte, nelle campagne così come nelle fabbriche, nella scuola e in altri settori produttivi.

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