Il Consiglio comunale di Canicattini Bagni dice “no” al Decreto Sicurezza sui migranti

Si alla loro iscrizione all’anagrafe comunale, al Patto dei Sindaci per energia e clima, al codice etico di Avviso Pubblico e alla carta dei diritti delle bambine

Canicattini – Il Consiglio comunale di Canicattini Bagni, nella seduta di giovedì sera, ha detto no al Decreto Sicurezza approvato dal Governo nazionale, sottolineando, con una mozione votata a larga maggioranza, la sua ricaduta negativa nei territori per quanto riguarda la parte relativa all’immigrazione, in particolare l’abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, con la conseguente impossibilità per i richiedenti asilo di iscriversi all’anagrafe comunale e di usufruire di servizi, dalla sanità alla scuola, oltre a potere avere un lavoro regolare, e la decisione di riservare l’accoglienza negli Sprar ai soli titolari di protezione internazionale e ai minori non accompagnati che, al compimento del 18° anno di età, come è stato fatto rilevare negli interventi, diventano “irregolari” e “fantasmi”.

Nella stessa seduta il Consiglio ha votato all’unanimità l’adesione al Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia, l’adozione della “Carta di Avviso Pubblico”, il codice etico per la buona politica, come viene definito dall’associazione nazionale di Comuni e Regioni nata nel 1996, e approvata la “Nuova Carta dei Diritti della Bambina” proposta dalla Fidapa, quale azione mirata di contrasto alla violenza di genere e per educare alla parità.

Rinviata la lettura e l’approvazione dei verbali delle sedute del 30-11-2018 e del 19-12-2018, e non essendo prevista nessuna comunicazione al Consiglio da parte de presidente e del sindaco, il presidente Paolo Amenta ha posto in discussione il punto 3 all’ordine del giorno, relativo all’adesione al Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia attraverso l’attuazione di un Piano d’Azione per l’Energia sostenibile e il Clima.

Ad illustrarlo è stata il sindaco Marilena Miceli, ricostruendo i percorsi che dal 2007 impegnano la Comunità Europea, e quindi le municipalità dei Paesi aderenti, alla riduzione di CO2 nella misura del 20% entro il 2020, e la nuova strategia europea del 2015 che richiama un nuovo “Patto dei Sindaci” per la riduzione, attraverso la redazione di Piani d’Azione per l’Energia sostenibile e il Clima, del 40% di CO2 entro il 2030, con l’integrazione delle politiche di adattamento agli impatti dei cambiamenti climatici.

L’Unione Europea impegna dei fondi per la redazione del Piano da parte dei tecnici nei singoli Comuni, che poi serviranno per accedere ai vari bandi, Canicattini Bagni avrà un contributo di 12.500 euro.

Su questo punto sono intervenuti la consigliera indipendente Luisa Chiarandà, dichiarandosi favorevole all’adesione al Patto; la consigliera di “Insieme per Cambiare”, Francesca Cassarino, per sollecitare già da subito iniziative di prevenzione che il Comune può assumere al di la del Piano; il capogruppo di “Sviluppo e Futuro”, Sebastiano Gazzara, per ribadire la condivisione dell’adesione da parte del gruppo di maggioranza e della proposta della collega Cassarino; e il capogruppo di “Insieme per Cambiare”, Danilo Calabrò, per sottolineare il voto favorevole del suo gruppo e sollecitare, nel contempo, l’amministrazione a dare seguito alle progettualità sulle energie sostenibili.

Intervento anche da parte del presidente Amenta per ricordare che l’apposita Commissione consiliare può proporre regolamenti in termini di prevenzione e riduzione di emissioni di CO2, e del sindaco Miceli per rimarcare come il Comune, già con la passata Amministrazione, ha avviato questo percorso con la sostituzione di tutte le caldaie a gasolio nelle scuole, e con l’installazione di impianti di illuminazione fotovoltaica ed eolica nelle contrade.

Il punto messo ai voti veniva approvato all’unanimità.

Il punto successivo ha riguardato, come deciso in conferenza dei capigruppo, il dibattito per l’approvazione di una mozione sulle criticità riguardanti il Decreto Sicurezza, meglio noto come “Decreto Salvini”, nella parte che vede coinvolti i Comuni per quanto concerne le nuove norme sull’immigrazione, le ricadute negative che su di essi avranno, anche in termine di sicurezza e di costi, i provvedimenti di abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari e la conseguente impossibilità per i richiedenti asilo di iscriversi all’anagrafe comunale e poter usufruire di servizi come quelli sanitari, all’istruzione, o poter avere un contratto di lavoro regolare senza favorire il lavoro nero e illegale, così come la riduzione dell’esperienza positiva degli Sprar, le strutture di cui sono titolari i Comuni, ai soli titolari di protezione internazionale e ai minori non accompagnati.

Due le mozioni presentate in aula, una dal presidente Paolo Amenta, ed una dal capogruppo di minoranza Danilo Calabrò.

Una mozione aperta al contributo di tutti i consiglieri, quella di Amenta, ampia e rappresentativa di tutte le criticità che il Decreto ha sui territori e le singole municipalità, compresa l’incostituzionalità del provvedimento per quanto riguarda i diritti umani e dello straniero (art. 10 della Costituzione) e la violazione dei trattati comunitari ed internazionali. Oltre al rischio di creare nuove figure di “cittadini fantasmi” senza alcun riconoscimento e documenti, come accadrà con i minori non accompagnati che alla fine del 18° anno di età devono uscire dai programmi Sprar, salvo che non vengano presi in carico dai Comuni sino al 21° anno, gravandoli così di ulteriori costi in un momento di grande difficoltà finanziaria degli Enti Locali.

In entrambi i casi, sottolinea la mozione, viste anche le difficoltà di provvedere ai rimpatri, non garantire i diritti di presunzione di innocenza sino al terzo grado come previsto dalla legge, si favorisce la clandestinità, con il rischio di avere nei territori persone che potrebbero essere facile preda di sistemi di illegalità e della criminalità organizzata, creando così problemi di insicurezza nelle città, come fatto rilevare dall’Anci a livello nazionale e come già sottolineato all’inizio di gennaio, in un intervento pubblico, dallo stesso Amenta nel suo ruolo di vice presidente di AnciSicilia.

Altro punto rilevante della mozione di Amenta è il rimarcare l’esperienza positiva degli Sprar, ad iniziare da quelli di Canicattini Bagni, più volte segnalati a livello nazionale dai report del ministero dell’Interno, assieme a grandi città, quali modello di “buone prassi” per quanto riguarda i percorsi di accoglienza e integrazione in città, con il coinvolgimento delle istituzioni, di tutta la comunità, della scuola e del tessuto produttivo.

La mozione alla fine impegna il sindaco a trasmetterla al Governo, alla presidenza della Repubblica, ai parlamentari del territorio, per chiedere un tavolo di concertazione con l’Anci, l’ampliamento dell’accoglienza Sprar o l’istituire un nuovo sistema di protezione per i richiedenti asilo, dare la possibilità ai sindaci in quanto responsabili della sicurezza di conoscere il numero dei richiedenti asilo presenti nel territorio attraverso l’iscrizione all’anagrafe, e promuovere iniziative di interesse sociale a sostegno della cultura dell’accoglienza e dell’integrazione, quale arricchimento comune,  superando le diffidenze e i pregiudizi.

Diversamente la mozione di Calabrò, seppur evidenziando il problema sulla mancata iscrizione all’anagrafe a seguito dell’abrogazione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari, affronta il problema in altro modo, escludendo l’incostituzionalità del provvedimento, stracciando tutta la parte che sottolinea il positivo percorso degli Sprar, in particolare a Canicattini Bagni, dove Calabrò nel suo intervento afferma di non essere in grado di valutare, ma comunque ritenendolo influente in merito all’argomento in questione, ed utilizzando il condizionale come “potrebbe” impedire ai migranti l’accesso ai servizi basilari  e li “escluderebbe”  dalla possibilità di essere beneficiati di un contratto di lavoro, favorendo il lavoro nero e l’illegalità.

Ribadendo il problema dei minori all’uscita, dopo il 18° anno di età, dai percorsi di accoglienza per ritrovarsi in strada se i Comuni non li prendono in carico, e rimarcando il sovraffollamento dei Cpr. Chiudendo, infine, impegnando il sindaco e la giunta nel chiedere al ministro dell’Interno ed al Governo di aprire un tavolo di confronto istituzionale con le città italiane, “al fine di valutare le ricadute concrete del Decreto sull’impatto in termini economici, sociali e sulla sicurezza dei territori, e di approntare tutti gli atti necessari a mitigare gli effetti in termini di diritti sia per i cittadini per le persone accolte”.

Su queste due mozione si è aperta, pertanto, la discussione in aula, con gli interventi di Luisa Chiarandà che ha dichiarato il suo sostegno al documento proposta da Amenta, che lei aveva già sollecitato in conferenza dei capigruppo; del capogruppo di maggioranza Sebastiano Gazzara a sostegno sempre della mozione Amenta; della consigliera di minoranza Francesca Cassarino che, nell’annunciare il suo voto favorevole alla mozione del presidente del Consiglio, non ha mancato di elogiare il lavoro positivo di accoglienza ed inclusione degli Sprar locali dove la stessa, da medico, garantisce l’assistenza, così come evidenziato dai report e dai riconoscimenti nazionali del ministero dell’Interno; del vice sindaco Domenico Mignosa, che si chiedeva del perché della “prudenza”  consigliere Calabrò di fronte ad una esperienza come quella degli Sprar a Canicattini Bagni o del mancato rispetto dei diritti di difesa dei migranti, per cui scatta l’espulsione anche con una condanna in primo grado.

Conclusi gli interventi il presidente metteva ai voti la mozione presentata da Calabrò che otteneva 10 voti contrari e 2 favorevoli, e quella presentata dallo stesso Amenta, che invece veniva approvata con 10 voti favorevoli e 2 contrari.

Si passava così alla mozione della consigliera Chiarandà per l’adozione della “Carta di Avviso Pubblico”, quale codice etico dell’Amministrazione comunale di Canicattini Bagni.

A presentarla la stessa proponente, sottolineando come l’adozione della Carta dell’associazione di Comuni e Regioni “Avviso Pubblico”, vuole essere un rafforzamento dei provvedimenti anticorruzione già adottati con le normative di questi ultimi anni, sulla trasparenza, il conflitto d’interessi, il finanziamento dell’attività politica, le nomine in enti e società pubbliche, e i rapporti con l’autorità giudiziaria.

Sul punto intervenivano la consigliera Cassarino, il capogruppo Danilo Calabrò, ricordando, quest’ultimo, come già nel luglio scorso il suo gruppo, presente allora anche la Chiarandà, avesse sollecitato una decisione analoga, e come già nel 2013 il Consiglio avesse approvato le proposte di trasparenza presentate da un folto gruppo di cittadini attraverso “l’Anagrafe degli Eletti”.

Messo ai voti l’adozione veniva approvata all’unanimità.

Il punto successivo ha riguardato l’approvazione della “Nuova Carta dei diritti della Bambina”, su proposta della Fidapa, Distretto Sicilia, sezione di Solarino. Il punto è stato presentato dall’assessore alla Cultura, Loretta Barbagallo, che ne ha delineato gli obiettivo di contrasto alla violenza di genere e di educazione alla parità.

Due gli interventi, quelli della consigliera Chiarandà e del capogruppo Calabrò per annunciare il voto favorevole sulla proposta che, messa ai voti, veniva approvata all’unanimità.

Si passava così all’interrogazione a risposta scritta del consigliere Calabrò, presentata su segnalazione del Movimento Giustizia e Libertà,  in merito alla delibera di Giunta n. 119 del 9-7-2009 con la quale è stata costituita una servitù di passaggio ad un cittadino su terreno di proprietà comunale in Contrada “Valle Pezze”, dietro Villa Alagona, con inizio dalla via A. Cirinnà.

A leggere la risposta, firmata anche dal dirigente dell’Ufficio Tecnico, geometra capo Giuseppe Carpinteri, è stata il sindaco Marilena Miceli. Risposta che non ha soddisfatto l’interrogante, anche per la sua incompletezza, che si è riservato di presentare una mozione, ritenendo, tra le altre cose, che le competenze sull’argomento non fossero della Giunta ma bensì del Consiglio comunale.

Il punto successivo ha riguardato l’attività ispettiva con la presentazione, separatamente, prima della chiusura dei lavori, di alcune interrogazioni da parte dei consiglieri Chiarandà, Calabrò e Garro.

 

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