Non ci fu diffamazione, assolto in Cassazione il giornalista Gianni D’Anna, denunciato dal pm dei “veleni in procura” Maurizio Musco

A distanza di 11 anni “una gioia triste” per la famiglia dopo la prematura scomparsa nel dicembre scorso del cronista “scomodo” per le sue inchieste ad Augusta

Gianni D’Anna

Augusta – “Annullamento senza rinvio perché il fatto non sussiste”. Con questa  formula totalmente liberatoria la Corte di Cassazione, nella tarda serata di giovedì, 17 gennaio 2019, ha assolto definitivamente dal reato di diffamazione aggravata a mezzo stampa, Gianni D’Anna, giornalista e direttore di Augustaonline, ed ha annullato le due sentenze di condanna in primo e secondo grado inflitte dal Tribunale e dalla Corte d’Appello di Messina.

Una vittoria piena per il giornalista, scomparso prematuramente lo scorso 19 dicembre a 61 anni, nei cui confronti però il processo in Cassazione si è svolto regolarmente.  Il suo legale di fiducia, l’avvocato Nino Cacia,  non ha, infatti, formalmente dichiarato la morte dell’imputato e il processo si è svolto  per volontà della famiglia che ha voluto così onorare fino  alla fine la memoria del loro caro, rinunciando alla dichiarazione di estinzione del reato per morte del reo, che pure era possibile e chiedendo, dunque, che venisse giudicato.

Con la sentenza,  di cui si attendono le motivazioni e con la quale  si estinguono anche gli effetti civili della condanna, la Corte di Cassazione ha messo la parola fine ad una vicenda che si trascina da oltre undici anni, da quando, nel dicembre 2007, D’Anna fu denunciato per diffamazione a mezzo stampa aggravata dal magistrato di Siracusa, Maurizio Musco, all’epoca ex sostituto procuratore  a Siracusa, coinvolto nell’inchiesta “veleni in procura”, e condannato a 18 mesi per abuso d’ufficio per una mancata astensione nella vicenda giudiziaria che riguardava l’iter di approvazione della piattaforma polifunzionale Oikoten ad Augusta, nella quale era coinvolto l’avvocato Piero Amara (coimputato nell’inchiesta sul “Sistema Siracusa”), con il quale aveva uno stretto rapporto di amicizia, come stabilito dai giudici.

Musco si era ritenuto diffamato dall’aggettivo “vergognoso” che D’Anna aveva aggiunto alla notizia della richiesta di  archiviazione  per  alcuni  filoni del processo “Mare rosso”, avanzata dalla procura di Siracusa e accolta poi dal Gip. La vicenda era quella dell’inquinamento della rada di Augusta e dell’inchiesta che, nel 2001, portò anche all’arresto di diverse persone e  scosse l’intera  provincia di Siracusa.

L’articolo di Gianni d’Anna non era altro che la cronaca  di una seduta di  Consiglio comunale  di Augusta,  relativo alla vicenda della piattaforma polifunzionale Oikhoten per rifiuti pericolosi e non, mai realizzata, nel territorio di Augusta,  per la quale sempre la procura di Siracusa contestava  all’ex sindaco megarese, Massimo Carrubba, e all’ex vice sindaco Nunzio Perrotta, i reati di  tentata concussione nei confronti di un dirigente del Comune di Augusta e, solo per Carrubba, anche per abuso di ufficio per aver partecipato, esprimendo parere negativo, alla conferenza dei servizi di approvazione.  Entrambi gli  amministratori sono poi stati assolti con formula piena dal tribunale di Siracusa.  

 D’Anna, nonostante  la richiesta  di archiviazione, per non aver commesso il fatto, avanzata in aula dal pubblico ministero, fu condannato in primo grado nel 2010 dal Tribunale di Messina a 3.000 euro di multa,  al pagamento delle spese processuali e al risarcimento della parte ritenuta offesa, da liquidarsi in sede civile. Nel 2017, inoltre, dopo 7 anni di mancata fissazione dell’udienza  di appello,  rinunciò alla prescrizione che pure incombeva, in quanto certo della sua innocenza, ed affrontò il giudizio di secondo grado. La Corte d’Appello confermò la condanna di primo grado emettendo sentenza con contestuale motivazione, circostanza prevista dalla legge, ma inusuale.

Dopo questi anni di profonda inquietudine vissuta da Gianni, la famiglia ha voluto dedicare  questa vittoria a lui e a questa professione che tanto amava e alla città di Augusta.

«Per noi e per tutti coloro che gli sono stati vicini è una gioia triste – hanno commentato la moglie Liana e i figli Valerio ed Alessandra -. Ringraziamo l’avvocato Nino Cacia che, nonostante tutto, ha reso onore alla sua memoria. Un ulteriore ringraziamento va a chi, da sempre, ha creduto in lui».

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