Il dovere di informare: l’assoluzione di Gianni D’Anna ridà onore ad un giornalista dalla schiena dritta

Assostampa: “Il diritto di cronaca e di critica è un principio cardine della nostra democrazia. Se ne facciano una ragione quanti pensano di avvelenare la serenità dei giornalisti”

Gianni D’Anna in un momento del suo lavoro

Siracusa – Sull’assoluzione del giornalista Gianni D’Anna dall’accusa di diffamazione a mezzo stampa avanzata dall’ex sostituto procuratore di Siracusa, Maurizio Musco, interviene con una nota il sindacato unitario dei giornalisti siracusani.

L’assoluzione postuma di Gianni D’Anna, come ha ben detto la sua famiglia, è una “gioia triste” per quanti gli hanno voluto bene e, più in generale, per l’intera categoria.

Solo il destino non ha permesso a Gianni di essere presente per ascoltare la sentenza di assoluzione (“perché il fatto non sussiste”) che, dopo 11 anni, ha posto fine ad un incredibile, quanto assurdo, calvario giudiziario.

Attendiamo le motivazioni di una sentenza che ha tolto ogni ragionevole dubbio per tornare, eventualmente, nel merito di una vicenda grave e grottesca.

La storia di questo processo, avviato per la denuncia di un magistrato, Maurizio Musco, lascia aperti diversi interrogativi che, auspichiamo, possano trovare risposte adeguate nel più breve tempo possibile. L’onore e il decoro di questo pm non sono mai stati messi sicuramente in discussione dagli articoli di Gianni D’Anna.

Il diritto di cronaca e di critica è un principio cardine della nostra democrazia. Se ne facciano una ragione quanti pensano di avvelenare la serenità dei giornalisti con sfilze di querele temerarie, se non assolutamente creative. Si continua a lavorare, senza alcun timore se non quello di non riuscire ad informare coscienziosamente, professionalmente e lealmente i cittadini.

Ribadiremo questa nostra convinzione ai vertici della Procura della Repubblica di Siracusa che, in questi anni, è riuscita in una coraggiosa azione di denuncia al proprio interno.

Alle intimidazioni questa categoria risponderà con il lavoro. Il sacrificio di Gianni è un monito per quanti pensano, a tutti i livelli, di intimidire ancora i colleghi di questa provincia.

Giustizia è stata fatta, dannatamente tardi ma è stata fatta.

La famiglia ha dedicato la vittoria “a questa professione che tanto amava e alla città di Augusta”. Loro sì hanno scritto una pagina seria di rispetto delle regole e della giustizia. Solo loro.

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