Maestrina Boldrini, chi la fa l’aspetti

L'on. Laura Boldrini
L’on. Laura Boldrini

Il presidente della  Camera, o se credete la presidentessa, è stata protagonista dell’ennesima polemica, questa volta sul “duce“.

In realtà gli elementi tipici di una polemica non  ci sono.  eppure è giunta fino alle prime pagine dei quotidiani, su Twitter, ed ha coinvolto esponenti dell’intero arco costituzionale.

Nella sostanza non è accaduto nulla, niente di nulla.

A margine del 70° anniversario della Resistenza, pronti per le foto di rito, un partigiano, nella confusione più generale, ha suggerito alla Boldrini, “dobbiamo abbattere quell’obelisco“, e lei ha risposto “almeno cancelliamo la scritta Dux“.

Si è trattato di una specie di intercettazione ambientale, nell’attesa delle foto. Uno dice una cosa e nella baraonda generale, un altro proprio per troncare il discorso, sbrigativamente dice “vabbè… intanto facciamoci la foto.”

La notizia virgolettata da prima pagina, è diventata: “Boldrini: Cancellare la scritta Dux dall’obelisco“, e qui apriti cielo.

La Boldrini trattata come una Santanchè, come una Brambilla qualsiasi.

Tuttavia.

La Boldrini in questi anni più che come Presidentessa della Camera, si è imposta e distinta come maestrina di scuola, capace di apostrofare, in rosso, tutti gli errori su cui  “scivolano” gli alunni.

Per cui, ad Alessandro Di Battista ha dato un due in pagella, per essere uscito fuori tema, reo dell’inopportunità di criticare la presidentessa, cioè lei. A Paolo Grimoldi della Lega nord, che l’aveva chiamata “signor presidente” e non “presidentessa” o tuttalpiù “signora presidente“, lo ha ringraziato con perentorio “grazie deputata“. E queste sono solo le ultime correzioni, di una lunga serie di scrutini.

Allora, considerato che la presidente maestrina non fa altro che mettere i puntini sulle “i” degli altri…  e chi di spada ferisce di spada perisce, lei per prima, deve pensare prima di sparare…. “stupidaggini”.

Qui ci vorrebbe Giorgio Faletti con una sua vecchia canzone, sostituendo “tenente” con “presidente”. Fermo restando tutto il resto.

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