Un paio di mutande per David

Il David di Michelangelo Buonarroti (Galleria dell'Accademia a Firenze)
Il David di Michelangelo Buonarroti (Galleria dell’Accademia a Firenze)

Una signora di San Pietroburgo ha proposto di “mettere le mutande” al David di Michelangelo, in quanto, cosi come lo “ha fatto” quel Dio di Buonarroti, è un “gigante che deforma le anime dei bambini”.

Lasmania” di deturpare, meglio evirare le statue non è nuova.

Questa azione, che va “fatta” rigorosamente a mano, ha rovinato molte opere. La copertura è comunque una rottura di… statue.

Ora, questa vicenda mi ha fatto venire in mente uno che, in fatto di pene, ha le idee chiarissime: Silvio Berlusconi.

Nel 2010, quando la sua residenza era Palazzo Chigi, si fece portare da un museo un opera d’arte, “Marte e Venere”, che rappresentano Marco Aurelio e la moglie Faustina.

Essendo la statua di Marte senza pene, deturpata notte tempo, quel geniaccio di Silvio, spese circa 70 mila euro, per una protesi, che poi successivamente, e meno male, fu “rimossa”, a cura della direttrice delle “Peni Culturali”.

… si tratta di un dono di Dio per la vita…

Fossimo in Sicilia tutte queste storie, togliere il pene, mettere il pene, avrebbero avuto vita breve.

Con tutte le pene che abbiamo nell’isola di Trinacria mica ci mettiamo a giocare con quello degli altri. Quando ci troviamo di fronte a problemi irrisolvibili diciamo “minchia li peni”.

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Non c’è più religione

Matteo Renzi e Silvio Berlusconi
Matteo Renzi e Silvio Berlusconi

Questa frase esprime il cambiamento dei tempi.

Cosi dicevano i nonni dei nonni dei nostri nonni, ed è stato sempre un continuo crescendo di “assenza di religione”, per indicare che le nuove generazioni attuano dei comportamenti sempre meno concilianti e sostanzialmente dissimili da quelli delle precedenti.

Ora, non c’è più religione e non c’è più in politica Silvio Berlusconi.

Ma è mai possibile che il fronte “dell’antirenzismo mediatico”, parlato e scritto, non trova meglio da fare che litigare al suo interno, invece di concentrare ed unire con assoluta determinazione tutte le forze per sconfiggere quel nemico di Matteo Renzi e le sue “malefatte cosmiche”?

Ebbene, non essendoci più Berlusconi ad occupare il centro del dibattito, la risposta è si.

Hai voglia di titolare le prime pagine “Renzi è peggio di Berlusconi”, tempo perso.

Hai voglia di riesumare il vecchio “Patto del Nazareno”, per fare di Renzi un Berlusconi.

Matteo non è Silvio.

Ai tempi della “religione berlusconiana” era un “processo al giorno” a tenere vivo e compatto l’antiberlusconismo, e soprattutto a rendere “l’intero teatrino” una fonte di guadagno inesauribile. Si vendevano libri e giornali, si guardavano film e tolk.

C’è stata gente” che ha costruito ricchezze e fama sulle disavventure dell’Italia.

Oggi per “scovare” qualcosa su Matteo Renzi si fa riferimento al cognato, all’amico, in taluni casi anche al conoscente.

Manca proprio il materiale per “fare” la notizia, una volta il “Fatto” c’era.

Nel variegato mondo “dell’antirenzismo mediatico” non c’è spazio per tutti, si impone una selezione naturale, nel tipico schema darwiniano.

Sabina Guzzanti e Andrea Scanzi si sono sfidati sul “nulla”, sempre alla costante ricerca di “uno spuntino di visibilità”, nell’immensa audience dell’antirenzismo, però lo fanno utilizzando vecchi metodi che funzionavano con quello di prima, sono incatenati nel berlusconismo.

E fu così, che con Silvio sparirono anche i filistei.

O erafilibustieri”… quel Nino Frassica mi fa confondere.

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Ancora tu… Massimo D’Alema

Massimo D'Alema
Massimo D’Alema

Albaffetto, ex leader Massimo”, tirato per i capelli nell’agone politico da Repubblica, per quei retroscena su Matteo Renzi, non è parso vero questo inaspettato, quanto desiderato, ritorno da protagonista al centro del dibattito politico.

Giorni interi durante i quali si è sforzato con i suoi più stretti collaboratori nel tentativo di smentire quelle “intercettazioni ambientali rubate”, che fa? Ospite dall’ormai epurato Massimo Giannini, non solo conferma, ma rilancia.

Ottimo stratega, superlativo giocatore di poker politico.

Di tutte le esternazioni la pennellata dell’artista si è materializzata non già quando ribadisce il no alle riforme, quanto nel sublime e perentorio passaggio successivo “sono peggio di quelle di Berlusconi”.

Copiata.

Copiata da Marco Travaglio, che a sua volta ha ripreso le affermazioni dell’ex Tsipras italiano, Maurizio Landini. Fra di loro una miriade di politici, commentatori e cittadini hanno utilizzato la stessa frase per dire che, Silvio era un “asino”, ma Matteo è “nu sceccu“.

La primacosa” che si e fatta spazio nella mia mente è stata, “ma se così tante persone importanti sono convinte di questo, vuol dire che è vero”, poi lentamente si è impossessato dei miei pensieri quel detto popolare “si stava meglio quando si stava peggio”.

A quel punto credevo di aver esaurito le impressioni su quella frase, invece no.

Senza togliere nulla alla mediocrità di Matteo Renzi, “ma non è che”… i landini, i d’alema, i travaglio, i professoroni del no e tutti quelli del pensiero unico, quando c’era il berlusca erano posizionati bene, mentre oggi, “contano” quanto il due di coppe mentre la briscola è a denari?

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Il testimonial vip per raccattare qualche voto

Il Carosello della Politica
Il Carosello della Politica

Quella che in origine fu pratica esclusiva di Sua Emittenza Silvio Berlusconi, oggi, diventa essenziale e vitale per tutti i partiti e movimenti dell’arco costituzionale. Il ricorso al testimonial per propagandare il prodotto della politica, la réclame politica.

Esiste, sia il “testimonial volontario”, colui il quale, con cognizione di causa, si schiera con questo o quel politico, ma anche il “testimonial a sua insaputa”, l’inserimento negli spot di taluni personaggi, che pur non manifestano direttamente una collocazione, si rendono protagonisti dell’esternazione di un qualche pensiero, vedi il caso di Francesco Totti.

Ora, il problema non è il vip che esprime le proprie opinioni, ci mancherebbe, quanto la strumentalizzazione successiva.

Quello che conta non è l’idea, il punto di vista della “gente che piace”. Tutto l’interesse, la smania, il desiderio del “pubblico sovrano” si focalizza sulla collocazione, ed esattamente “è con noi o contro”.

Se è contro, scatta la seconda fase, il “boicotta vip”, la così detta “contro propaganda”. Una tecnica assolutamente collaudata, che si manifesta quando nel tentativo di smontare (termine esatto asfaltare) le tesi del vip si utilizzano basse argomentazioni di tipo personale e professionale.

Infine, la terza fase, la soluzione finale, la più importante, quella in cui il pubblico sovrano partecipa alla vita pubblica, esprimendo il massimo del suo impegno politico nel “conditwitt virale”. Il massimo.

Tutto questo per dire che siamo interessati soltanto al gossip, al cortile della corte, che poi si traduce nell’assenza di idee e di proposte.

La storia è sempre quella, ai contenuti preferiamo il contenitore, ma c’e spazio per tutti.

 

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Matteo Renzi: sospensione di giudizio

Il presidente del Consiglio e segretario del PD, Matteo Renzi
Il presidente del Consiglio e segretario del PD, Matteo Renzi

Quell’americano di Matteo nella fase del “pourparler”, in lingua italiana, appare serio, interessante, risolutivo, al contrario lo stadio del “fare” risulta,  spesso, imperfetto, quasi a voler manifestare quella difformità tra atteggiamenti e comportamenti.

Però, cambiare gli italiani…, viziati e “lamintusi”. Il popolo sovrano è l’unico vero insuperabile, “irrottamabile” potere forte, difficile da prendere… viscido, cangiate…, se ne accorgeranno anche le “sindachesse”.

La leggenda racconta che l’astuto Ulisse, dopo un assedio decennale alla “fortificata” Troia, con un colpo da eroe, s’inventò un geniale stratagemma per penetrare nella città e distruggerla: il “mito del Cavallo di Troia”. Tramandato per millenni, non è narrato dagli “Omeridi” nell’Iliade ed è solo accennato nell’Odissea.

Strano, la “più mitica” delle leggende mitologiche, non trova compiutezza “nei più mitici” dei poemi epici, ma viene raccontata da Virgilio, nell’Eneide.

Ora, l’ascesa di Matteo è stata rappresentata nell’immagine collettiva, come un cavallo di Troia, utile a Silvio Berlusconi, per rientrare dalla finestra nella politica che conta.

Come fu e come non fu, Silvio ha ricoperto il ruolo del cavallo e Matteo è venuto fuori.

E qui il pensiero si sposta e si posa soave in quel famoso, evocativo ed ormai leggendario “Patto del Nazareno”, l’accordo che sancisce, a detta di taluni, tutta una serie di norme circa le modalità con cui “fregare” gli italiani.

Se qualcuno dovesse pensare che cinque minuti sono pochini per un “contratto” di così ampia portata, non ha tenuto conto dell’intervento del divino Kairos, capace di fermare il tempo al momento giusto ed opportuno, trasformando un minuto in un anno e cinque in un lustro. Materiale a iosa per le ricostruzioni dei professionisti del “retroscenismo” e del complottismo.

Ma la teoria fa sempre a pugni con la pratica. Questa “trattativa”, come l’altra, non ha giovato nè a Renzi, nè a Berlusconi. Entrambi escono “ammaccati” dalle comunali. Tra i due “accordati” il terzo (Beppe Grillo) vince.

La corrente realista, suggerisce che il “Patto del Nazareno” è un invenzione letteraria –  utilitaristica del movimento di pensiero che fa capo a Marco Travaglio.

Ma torniamoe coppa”, alle bastonate. Dopo averle prese esistono due strade percorribili, “prendi, porta a casa e restaci”, oppure curarsi le ferite, rialzarsi e ricominciare, ma senza commettere gli stessi errori.

Matteo Renzi al fine di consolidare la leadership interna al suo partito, nella sovrapposizione e confusione dei ruoli, è diventato il premier dei soli “renziani”, abbandonando il dialogo con gli italiani.

Al suo arrivo propose un innovativo e costruttivo dialogo con i sindaci delle città italiane, ma manco il tempo di qualche incontro e l’idea finì nel dimenticatoio. Tutto un fuoco di paglia.

Matteo, ricominci dai sindaci, attuando un federalismo istituzionale, con il quale cede quote del suo potere centrale alle periferie, a chi, come i sindaci, ha realmente un contatto diretto con i cittadini ed i veri problemi.

Caro Matteo, è stato rimandato in diverse materie, per cui ha la possibilità di recuperare, ma se per Lei ripartire vuol dire “entrare nel partito con il lanciafiamme”… uscirà ustionato.

Ritorni a fare il sindaco, un sindaco premier, a fianco degli altri sindaci, tutti, del Pd, della destra o stellati.

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