Monnezza. E se la Raggi ne discutesse con Renzi?

Virginia Raggi e Matteo Renzi
Virginia Raggi e Matteo Renzi

Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”.

Ora, dopo anni di inutile chiacchiericcio populista dei pentastellati rivolto alla maggioranza in Parlamento, adesso, a ruoli invertiti, è la maggioranza del Parlamento, diventata opposizione in Campidoglio, a risponde con la stessa moneta.

La retorica inconcludente.

Un gesto utile soltanto a “raccattare consensi” per conquistare il potere fine a se stesso.

Se lo scopo ultimo della politica è la soluzione dei problemi non è plausibile che tutto il “tempo del potere” si concentri, prima a litigare con gli avversari per conquistarlo, poi nel proseguire la disputa con avversari ed amici al solo scopo di mantenerlo.

Tutte le maggioranze, a prescindere dal colore, passando per Roma, ma partendo da Siracusa e fino a Trento, si considerano unte direttamente da Dio. Mentre tutte le opposizioni a Trento, come a Siracusa ed a Roma, le considerano incapaci ed inadatte al ruolo.

Questo è il copione.

Il tempo passa, le liti continuano ed i problemi rimangono irrisolti.

La questione della “monneza italiana” si può risolvere solo ad una condizione.

Virginia Raggi e Matteo Renzi si confrontano, senza pregiudizi, allo scopo di studiare insieme la soluzione. Il resto sono chiacchiere del potere.

L’alternativa sarà convivere con i nostri stessi escrementi.

#ripensiamolapolitica

 

 

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Il pericoloso doppiopesismo a 5 stelle

Beppe Grillo
Beppe Grillo

Il movimento Cinque Stelle diventa sempre più un partito pigliatutto di vecchio stampo, sia nell’utilizzo del politichese, esprimere concetti privi di contenuti, sia nei comportamenti, ma con una fondamentale differenza, un popolo consapevolmente strumentalizzato.

La sindaca di Roma, Virginia Raggi continua nella “dilazione” sulla nomina degli assessori. È  partita con la “diversità trasparente”, impegnandosi a comunicarli prima del voto, per poi normalizzarsi, promettendo la rivelazione l’ultimo giorno utile.

La stessadiversamente sindaca”, nomina come capo di gabinetto, il suo compagno. La “cosa” ai comuni mortali non desta stupore alcuno, trattandosi di un incarico di fiducia, nessun altro può ricoprire al meglio quel ruolo.

Però, va ricordato, per la cronaca, che il 30 giugno dello scorso anno, quando il governatore della Puglia, Michele Emiliano, nominò la compagna come sua portavoce, si verificò una botta di onestà del popolo sovrano, “inopportuno nei limiti della liceità”.

Il metro per valutare l’onestà nella politica lo ha portato Beppe Grillo, però serve per misurare gli  altri.

Ecco, come quando da piccoli si giocava a calcio nelle strade deserte, in assenza di automobili, c’era uno, sempre lo stesso, che portava il pallone, lui decideva le squadre, i migliori li prendeva con lui,  stabiliva anche chi poteva giocare, e quando si stancava andava via, lui con tutto il pallone.

Altri casi interessanti si possono citare sulla normalizzazione della diversità a Cinque Stelle, rispetto ai quali, l’universo grillino è nella condizione di smontarli e puntellare tesi e pezze giustificative volte a magnificare la novità stellata.

Però, c’è un elemento che rende il fattaccio autenticamente nuovo nel recente panorama politico italiano: il popolo a Cinque Stelle.

Rispetto agli arbori, oggi, non è più capace di riflettere sulle cose e attende le disposizioni dall’alto per “scatenare l’inferno”.

Capita sempre più spesso che il grillino medio scivola in una confusione bestiale, proprio un girar di stelle, in quanto conosce come reagire alle “porcate” degli altri, ma per quelle dei propri eletti ha notevoli difficoltà. In queste situazioni sui social insiste un periodo, più o meno lungo, di silenzio assoluto in attesa di conoscere le direttive dall’alto.

Poi, “l’uomo del Monte” si esprime e su quella base il popolo sovrano… casca nella rete. Peraltro le decisioni, orfani di Gianroberto Casaleggio, sono sempre più contraddittorie.

Il doppiopesismo a 5 Stelle ha raggiunto, in coincidenza con le prime vittorie importanti, uno stadio  finale, che neppure gli estremi più radicali, di destra e sinistra, sono in grado di esprimere.

Una storia già vista all’inizio del secolo scorso, soprattutto, ma non solo, in relazione alla capacità del leader di plasmare il popolo a sua immagine e somiglianza, un popolo di onesti consapevole di essere “eletto”, scelto, e diretto verso il migliore dei mondi possibili.

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Bosco conquista Lentini e Bonfanti riconfermato a Noto. I 5 Stelle alla guida di Roma e Torino, il Pd perde anche Trieste

Bosco - Bonfanti - Raggi - Appendino
Saveri Bosco – Corrado Bonfanti – Virginia Raggi – Chiara Appendino

Tutto, o quasi, secondo le previsioni in questa giornata di ballottaggi per l’elezione dei sindaci nei due Comuni del siracusano chiamati al voto, la città dell’economia agrumicola, Lentini, e quella dell’economia turistica e capitale del barocco, Noto. Leggi tutto “Bosco conquista Lentini e Bonfanti riconfermato a Noto. I 5 Stelle alla guida di Roma e Torino, il Pd perde anche Trieste”

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A Roma vince Virginia Raggi. E ora?

Il Colosseo e nel riquadro il nuovo sindaco di Roma, Virginia Raggi
Il Colosseo e nel riquadro il nuovo sindaco di Roma, Virginia Raggi

Tutto come nelle previsioni, vince Virginia Raggi e l’intero Movimento Cinque Stelle.

Nel più importante Comune d’Italia, nella capitale, nella città eterna dove ogni cosa  profuma di storia, gli elettori da un lato hanno scelto la Raggi come sindaco e dall’altro manifestato chiaramente fiducia nel movimento come forza di governo.

Per il neo sindaco della capitale sarà un banco di prova importante. Lei ed i Cinque Stelle avranno la “grande occasione” di dimostrare una svolta nel modo di intendere e di “fare” la politica, ma … cambiando verso.

Nelle città in cui governano, i problemi sono rimasti tutti sul tappeto, anzi nascosti sotto, come la polvere, non solo quelli amministrativi. Non è sufficiente gridare “onestà onestà” e raggiungere orgasmi multipli assolutamente finti, mentre il popolo sovrano rimane spettatore pagante.

Esiste un solo modo per “cambiare verso”: i Cinque Stelle dovrebbero scendere dal “piedistallo dell’onestà”, uscire dalla “modalità gioco” impostata nella versione “supereroi” e puntare dritti a cambiare radicalmente le dinamiche della politica.

Aprire al dialogo, confrontarsi realmente con le altre forze presenti in Consiglio e nella città, le quali, a loro volta, oltre a controllare il governo della Raggi, dovrebbero essere disponibili e propositivi nella soluzione dei problemi, il tutto nel più assoluto rispetto dei ruoli.

Armonizzare gli opposti sembra il “sesso degli angeli”, ma rimane “la soluzione”.

La ragione ci impone di andare oltre la presunzione e l’ipocrisia del collaudato ed inefficace “faccio tutto mi” e avviarci verso la politica del dialogo e del confronto.

Roma può essere una svolta, nell’inconcludente politica Italiana, solo a queste condizioni, altrimenti sarà un altro giro perso.

Un film già visto, nel quale il “mazziere”, la Raggi, esalterà le proprie gesta, al di là dei risultati o in alternativa darà le colpe ai suoi predecessori, mentre le opposizioni, che di mano non sono, saranno alla continua e “smaniosa” ricerca dell’errore governativo, favorendolo, ognuno applaudito e osannato dal rispettivo popolo sovrano di riferimento.

I cittadini romani, come sempre, a guardarla all’asinello.

Diverso sarebbe stato il caso del “DiBa Sindaco”.

Quello si… un Zeus, imbevuto di superpoteri innaturali ed inumani… mitico, di più,  una favola.

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Il resto del mondo contro Matteo Renzi

Massimo D'Alema con Matteo Renzi
Massimo D’Alema con Matteo Renzi

L’ex leader Massimo della sinistra italiana, il baffetto, è stato al centro di una polemica sui media. Pare, la verità non la conosceremo mai, che pur di cacciare Matteo Renzi è pronto a votare Virginia Raggi.

La dichiarazione non sorprende, tutti gli ex leader, gli unici oggetto di demolizione da parte dell’attuale segretario del Partito Democratico, da due anni, esattamente da quando Renzi è diventato segretario, hanno un unica fissazione cacciare chi li ha rottamati.

Una volta, un altro ex leader massimo, ma della destra, Gianfranco Fini, di cui si conosce bene l’inizio ma la fine rimane un incognita, disse “una notizia smentita è una notizia data due volte”. Ebbene la portavoce di Massimo D’Alema, Daniela Reggiani, si è resa protagonista di una mezza “malafiura”, per quanto non voluta. In un comunicato stampa smentisce che il “baffetto” abbia mai detto quelle parole virgolettate e che, il tutto è frutto della fantasia del cronista.

Politichese puro.

Sarebbe stato sufficiente sostenere che Massimo D’Alema vota per Roberto Giacchetti.

Però, è accaduta una cosa strana, siamo passati dalle dichiarazioni del DiBa, “vogliono farci fuori perchè li manderemo tutti a casa”, a “tutti con la Raggi e contro Matteo”. Questo fa pensare che in tema di rottamazione Matteo Renzi, fa più paura del DiBa stellato.

Quindi, prima c’era il “Cinque Stelle contro il resto del mondo” adesso “Il resto del mondo contro Matteo Renzi”.

Purtroppo, in nessun caso è una partita di “Politica”, ma di potere.

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