L’antipolitica fatta con i piedi

Maria Elena Boschi
Maria Elena Boschi

Quelmandrillo” di Andrea Scanzi, dopo la politica ed il calcio, si sta specializzando sulle caviglie delle parlamentari.

Ebbene, su Maria Elena Boschi ha detto: “Sono dei piedi cicciuti che ‘spanciano’, sono grassottelli e in più ha anche la caviglia bruttina”.

Ora, non c’è dubbio che la “caviglia” sia un arma seduttiva di primordine per una donna, preferita da molti uomini. Però questa Maria Elena Boschi, che a detta di molti è una donna bellissima, pur di “asfaltarla” politicamente viene dipinta anche fisicamente come un mostro, una bruttura, quasi inguardabile.

Chiaro, la bellezza è soggettiva, però qualche dubbio mi è sorto. Sono andato a guardarmi le caviglie della Boschi, e mi sembrano nella norma, “belle”, come il resto.

Mi è capitato qualche settimana fa di leggere un commento in una delle aporie di un “accanito grillino”, ha scritto: “Maria Elena Boschi è una donna normalissima, la bellezza vera e rara appartiene a Virginia Raggi”.

Poi, ho capito.

È quella storia della coerenza, del tutto bianco o tutto nero, della “schiavitù mentale”, dei buoni e cattivi, senza vie di mezzo.

Addirittura Marco Travaglio la vedrebbe bene come donna delle pulizie al Parlamento.

Dico, Maria Elena, se serve una mano, io ci sono.

 

 

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Non c’è più religione

Matteo Renzi e Silvio Berlusconi
Matteo Renzi e Silvio Berlusconi

Questa frase esprime il cambiamento dei tempi.

Cosi dicevano i nonni dei nonni dei nostri nonni, ed è stato sempre un continuo crescendo di “assenza di religione”, per indicare che le nuove generazioni attuano dei comportamenti sempre meno concilianti e sostanzialmente dissimili da quelli delle precedenti.

Ora, non c’è più religione e non c’è più in politica Silvio Berlusconi.

Ma è mai possibile che il fronte “dell’antirenzismo mediatico”, parlato e scritto, non trova meglio da fare che litigare al suo interno, invece di concentrare ed unire con assoluta determinazione tutte le forze per sconfiggere quel nemico di Matteo Renzi e le sue “malefatte cosmiche”?

Ebbene, non essendoci più Berlusconi ad occupare il centro del dibattito, la risposta è si.

Hai voglia di titolare le prime pagine “Renzi è peggio di Berlusconi”, tempo perso.

Hai voglia di riesumare il vecchio “Patto del Nazareno”, per fare di Renzi un Berlusconi.

Matteo non è Silvio.

Ai tempi della “religione berlusconiana” era un “processo al giorno” a tenere vivo e compatto l’antiberlusconismo, e soprattutto a rendere “l’intero teatrino” una fonte di guadagno inesauribile. Si vendevano libri e giornali, si guardavano film e tolk.

C’è stata gente” che ha costruito ricchezze e fama sulle disavventure dell’Italia.

Oggi per “scovare” qualcosa su Matteo Renzi si fa riferimento al cognato, all’amico, in taluni casi anche al conoscente.

Manca proprio il materiale per “fare” la notizia, una volta il “Fatto” c’era.

Nel variegato mondo “dell’antirenzismo mediatico” non c’è spazio per tutti, si impone una selezione naturale, nel tipico schema darwiniano.

Sabina Guzzanti e Andrea Scanzi si sono sfidati sul “nulla”, sempre alla costante ricerca di “uno spuntino di visibilità”, nell’immensa audience dell’antirenzismo, però lo fanno utilizzando vecchi metodi che funzionavano con quello di prima, sono incatenati nel berlusconismo.

E fu così, che con Silvio sparirono anche i filistei.

O erafilibustieri”… quel Nino Frassica mi fa confondere.

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achille-tartaruga

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Il maestro e l’allievo: “personaggetti geniali”

Andrea Scanzi e nel riquadro il "maestro" Marco Travaglio direttore del Fatto
Andrea Scanzi e nel riquadro il “maestro” Marco Travaglio direttore del Fatto

Andrea Scanzi è un giornalista del Fatto Quotidiano assai conosciuto ed apprezzato nell’area antirenziana. Ogni tanto mi capita di seguire le sue esternazioni, impregnate da un inaudita ed impressionante violenza verbale, alla pari di quelle sciorinate dal suo maestro.

Sul Fatto di ieri ha concesso un intervista a se stesso. Semplicemente geniale.

Lo schema è questo. Ha trasformato in domande alcuni commenti dei suoi lettori, quelli più critici, e si è dato delle risposte. Il fine ultimo dell’ironica genialata è quello di  dimostrare la sua immensa e sopraffina coerenza.

Ora,sta cosa” della coerenza a tutti i costi, che rimane il punto G, la fissazione di tutti quelli dell’onestà, conduce, inevitabilmente, “a cambiare la verità pur di raccordarla al proprio pensiero”. Ma questo è manifesto come la vittoria della nazionale contro il Belgio.

Ma il verboscanziano”, alla pari di quello del suo direttore, non è l’antirenzismo, come fu l’antiberlusconismo, e neppure gli spudorati “asfalti” alla Maria Elena Boschi ed a tutte le donne di Matteo.

Niente di tutto questo, ma “l’autocelebrazione”.

Però, l’allievo nel tentativo di superare il maestro, commette  un errore capitale.

Nelle vesti di un Protagora o di un Gorgia, raggiunge l’apice della sua retorica, “l’orgasmo narcisista”, quando spiega, senza alcuna ipocrisia, l’eccezionalità di aver concesso un’intervista a se stesso, manifestando la sua genialità.

Il maestro si “ammira” allo specchio, e con fare serioso, esalta la natura capace di aver regalato soltanto a lui, e pochi eletti, bellezza e bravura insieme, l’allievo svela il trucco.

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