Le tragedie della politica italiana

Teatro Greco di Siracusa
Teatro Greco di Siracusa

Per Eschilo, la tragedia era come una giustizia divina, per Sofocle traduceva l’infelicità dell’uomo, per Euripide rappresentava qualcosa di irrazionale e di passionale, per Aristotele si ergeva all’imitazione di un azione seria.

Per noi italiani di oggi, la tragedia è semplicemente il significato ultimo di un azione collettiva, con la quale tutti i protagonisti si “fanno” male a vicenda, ed ognuno gode delle disavventure dell’altro, che poi sono di tutti.

La capitale d’Italia, come tutte le  città italiane vive situazioni, in molti, se non tutti i settori, al limite.

Ho ascoltato con grande interesse ed attenzione i vari messaggi video degli assessori e della sindaca a Cinque Stelle, nei quali, in breve, si fa il punto sulle difficoltà oggettive, proponendone anche la soluzione.

In fondo, che nessuno si offenda, questa fase fa pari col ciarlatanismo sfoderato da Matteo Renzi, il quale, sarà per proprie incapacità, sarà perchè guidato da entità oscure, non riesce a mettere in pratica i buoni propositi.

C’è una terza possibilità, sempre senza offesa, che si somma alle altre. Non riesce a trasformare le parole in fatti, in quanto sono troppi, molti, quelli che remano contro, interessati a mantenere, per tati motivi, lo stato attuale delle cose.

Al di là delle opposizioni, parlamentari ed extra, c’è soprattutto il fuoco amico che colpisce ed affonda con meticolosa precisione.

Ecco, se c’è una novità, almeno finora, dei Cinque Stelle, è il remare tutti nella stessa direzione, impegnati verso obbiettivi comuni.

Purtroppo, ed è manifesta nei messaggi a Cinque Stelle, rimane inalterata l’altra modalità… «noi siamo “più migliori” degli altri e quindi capaci di risolvere da soli i problemi».

Però, questa non è tragedia, è un altro filone: “Commedia all’italiana”.

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Il processo di normalizzazione a Cinque Stelle

Normalizzazione
Normalizzazione

Il tribunale di Napoli ha scritto: “il M5Stelle è un partito come gli altri”.

Lo sapevano tutti. Tranne loro.

Bene, gli eroi e le eroine a Cinque Stelle, sin dall’inizio dell’avventura, si sono presentati millantando eccezionali super poteri, tra cui l’immunità agli intrighi del potere.

Si sonosciarriati” per le poltrone.

Ecco, si erge l’universale. “Litigare sulle poltrone” è umano, però, prima ne occorre la disponibilità.

A questo inarrestabile processo di normalizzazione e della conseguente frantumazione  dei super poteri, il grillino medio, nella rete e nelle piazze, risponde “ma come gli altri partiti hanno gli indagati, e tutta la stampa interplanetaria, venduta e corrotta, nonché protettrice dei disonesti, concentra le sue prime pagine sui problemi interni del movimento”.

A parte che non possiamo parlare sempre di “fine del mondo”, ma anche qui vale lo stesso discorso di prima.

Così come per litigare sulle poltrone si presuppone la loro esistenza, allo stesso modo per essere indagati, in Italia, basta occupare un ruolo di potere nella politica.

Governando ci si sporca le mani”,  citazione Filippo Nogarin, sindaco pentastellato di Parma. No di Livorno o era di Quarto?

Il rapporto con il potere, qualsiasi potere, logora, corrompe l’uomo, qualsiasi uomo.

Non è cambiando gli uomini che risolviamo il problema, quanto cambiando il nostro rapporto con il potere.

Detto questo, per “onestà” occorre aggiungere, che tra tutti i “popoli sovrani”, quello a 5 Stelle, sotto questo aspetto, agli arbori, si avvicinava alla condizione ideale, oggi per spirito di emulazione, anch’esso si sente in possesso di super poteri.

Com’era prevedibile, essendo un partito come gli altri, smanioso di conquistare il potere, sussiste la solita regola. Maggiore è il potere conquistato dai rappresentanti, minore è l’incidenza del popolo, fino ad azzerarsi.

Il resto va da se, nulla di nuovo, una storia che si ripete.

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Il pericoloso doppiopesismo a 5 stelle

Beppe Grillo
Beppe Grillo

Il movimento Cinque Stelle diventa sempre più un partito pigliatutto di vecchio stampo, sia nell’utilizzo del politichese, esprimere concetti privi di contenuti, sia nei comportamenti, ma con una fondamentale differenza, un popolo consapevolmente strumentalizzato.

La sindaca di Roma, Virginia Raggi continua nella “dilazione” sulla nomina degli assessori. È  partita con la “diversità trasparente”, impegnandosi a comunicarli prima del voto, per poi normalizzarsi, promettendo la rivelazione l’ultimo giorno utile.

La stessadiversamente sindaca”, nomina come capo di gabinetto, il suo compagno. La “cosa” ai comuni mortali non desta stupore alcuno, trattandosi di un incarico di fiducia, nessun altro può ricoprire al meglio quel ruolo.

Però, va ricordato, per la cronaca, che il 30 giugno dello scorso anno, quando il governatore della Puglia, Michele Emiliano, nominò la compagna come sua portavoce, si verificò una botta di onestà del popolo sovrano, “inopportuno nei limiti della liceità”.

Il metro per valutare l’onestà nella politica lo ha portato Beppe Grillo, però serve per misurare gli  altri.

Ecco, come quando da piccoli si giocava a calcio nelle strade deserte, in assenza di automobili, c’era uno, sempre lo stesso, che portava il pallone, lui decideva le squadre, i migliori li prendeva con lui,  stabiliva anche chi poteva giocare, e quando si stancava andava via, lui con tutto il pallone.

Altri casi interessanti si possono citare sulla normalizzazione della diversità a Cinque Stelle, rispetto ai quali, l’universo grillino è nella condizione di smontarli e puntellare tesi e pezze giustificative volte a magnificare la novità stellata.

Però, c’è un elemento che rende il fattaccio autenticamente nuovo nel recente panorama politico italiano: il popolo a Cinque Stelle.

Rispetto agli arbori, oggi, non è più capace di riflettere sulle cose e attende le disposizioni dall’alto per “scatenare l’inferno”.

Capita sempre più spesso che il grillino medio scivola in una confusione bestiale, proprio un girar di stelle, in quanto conosce come reagire alle “porcate” degli altri, ma per quelle dei propri eletti ha notevoli difficoltà. In queste situazioni sui social insiste un periodo, più o meno lungo, di silenzio assoluto in attesa di conoscere le direttive dall’alto.

Poi, “l’uomo del Monte” si esprime e su quella base il popolo sovrano… casca nella rete. Peraltro le decisioni, orfani di Gianroberto Casaleggio, sono sempre più contraddittorie.

Il doppiopesismo a 5 Stelle ha raggiunto, in coincidenza con le prime vittorie importanti, uno stadio  finale, che neppure gli estremi più radicali, di destra e sinistra, sono in grado di esprimere.

Una storia già vista all’inizio del secolo scorso, soprattutto, ma non solo, in relazione alla capacità del leader di plasmare il popolo a sua immagine e somiglianza, un popolo di onesti consapevole di essere “eletto”, scelto, e diretto verso il migliore dei mondi possibili.

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Il termometro politico dell’Italia è @vittoriozucconi

Vittorio Zucconi, giornalista e scrittore, direttore di Radio Capital
Vittorio Zucconi, giornalista e scrittore, direttore di Radio Capital

Trovo estremamente interessante ed oltremodo spassoso il profilo Twitter di Vittorio Zucconi, se non altro aiuta a comprendere compiutamente, come un termometro, lo stato in cui versa la politica italiana. Uno spaccato dell’Italia contemporanea.

A colpi di centoquarantabatture è un continuo scontro tra il giornalista ed i supporter grillini.

Un ironico Vittorio Zucconi si prende gioco dei “seriosi” pentastellati. Dalla lettura dei twitter viene fuori un ritratto del grillino come di un individuo incapace di comprendere l’ironia, e comunque mai autoironico.

Gli stellati grillini prendono tutto sul serio, non ne lasciano passare una, e quell’istigatore, quel “prezzemolino”, quel “miscamicci” di Zucconi, approfitta.

Lebotte” e le risposte, lì si chiamano conversazione, sono paragonabili alle più strepitose gag tra Totò e Peppino De Filippo.

Che poi basta appena criticare questi dei Cinque Stelle, per passare, in un battibaleno ad uno stato di disonestà e nullità assoluta. A questo punto, segue domanda spontanea: “se sono così adesso, quando saliranno al potere che succederà?”

Allora, Vittorio Zucconi, che ogni tanto se la tira, se non ci fosse bisognerebbe inventarlo, per i grillini è in corso  un paradosso, sono “seriosi”, ma ironia della sorte, hanno un capo… comico.

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Il resto del mondo contro Matteo Renzi

Massimo D'Alema con Matteo Renzi
Massimo D’Alema con Matteo Renzi

L’ex leader Massimo della sinistra italiana, il baffetto, è stato al centro di una polemica sui media. Pare, la verità non la conosceremo mai, che pur di cacciare Matteo Renzi è pronto a votare Virginia Raggi.

La dichiarazione non sorprende, tutti gli ex leader, gli unici oggetto di demolizione da parte dell’attuale segretario del Partito Democratico, da due anni, esattamente da quando Renzi è diventato segretario, hanno un unica fissazione cacciare chi li ha rottamati.

Una volta, un altro ex leader massimo, ma della destra, Gianfranco Fini, di cui si conosce bene l’inizio ma la fine rimane un incognita, disse “una notizia smentita è una notizia data due volte”. Ebbene la portavoce di Massimo D’Alema, Daniela Reggiani, si è resa protagonista di una mezza “malafiura”, per quanto non voluta. In un comunicato stampa smentisce che il “baffetto” abbia mai detto quelle parole virgolettate e che, il tutto è frutto della fantasia del cronista.

Politichese puro.

Sarebbe stato sufficiente sostenere che Massimo D’Alema vota per Roberto Giacchetti.

Però, è accaduta una cosa strana, siamo passati dalle dichiarazioni del DiBa, “vogliono farci fuori perchè li manderemo tutti a casa”, a “tutti con la Raggi e contro Matteo”. Questo fa pensare che in tema di rottamazione Matteo Renzi, fa più paura del DiBa stellato.

Quindi, prima c’era il “Cinque Stelle contro il resto del mondo” adesso “Il resto del mondo contro Matteo Renzi”.

Purtroppo, in nessun caso è una partita di “Politica”, ma di potere.

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