Il dibattito sul Referendum: latitante

Il governatore della Campania, Vincenzo De Luca (Pd), nel riquadro il vice presidente della Camera, Luigi Di Maio (M5S)
Il governatore della Campania, Vincenzo De Luca (Pd), nel riquadro il vice presidente della Camera, Luigi Di Maio (M5S)

Le due feste di partito, quella del Fatto Quotidiano alla Versialina e quelle dell’Unità in giro per l’Italia sono uno spaccato interessante della realtà politica italiana.

Poi c’è il “coast to coast del racchettamento”.

Bene, alla festa del Fatto, quando Fabrizio Barca, regolarmente invitato, ha manifestato la sua indecisione sul referendum. Si è innalzata una composta, ma univoca contestazione da parte del pubblico, come dire, qui è No.

Nell’altra festa, dove c’era tutto un altro belvedere, è accaduto che, un gruppo di persone, imbucate e non invitate, ha esposto volantini, bandiere e contestato il ministro Maria Elena Boschi, la riforma e tutta la deriva autoritaria. Ma li è Si.

Situazioni diverse, ma testimoniano un assenza di dialogo, una divisione per comparti stagni della politica e della società italiana.

Dove non succede mai nulla è nello spettacolo viaggiante del Dibba. L’arrivo del messia è già una festa. Nessuna contestazione, nessuna scorta e soprattutto nessun contenuto.

Eppure per agevolare il confronto la soluzione c’è.

Un dibattito pubblico tra il candidato in pectore a Cinque Stelle, Luigi Di Maio, ed il governatore campano Vincenzo De Luca sul tema: “Il webmaster chi l’ha portato in politica?” .

Tutto questo per dire che, in assenza di dialogo non ci resta che buttarla nella nuova politica delle polemiche.

 

Please follow and like us:

L’antipolitica fatta con i piedi

Maria Elena Boschi
Maria Elena Boschi

Quelmandrillo” di Andrea Scanzi, dopo la politica ed il calcio, si sta specializzando sulle caviglie delle parlamentari.

Ebbene, su Maria Elena Boschi ha detto: “Sono dei piedi cicciuti che ‘spanciano’, sono grassottelli e in più ha anche la caviglia bruttina”.

Ora, non c’è dubbio che la “caviglia” sia un arma seduttiva di primordine per una donna, preferita da molti uomini. Però questa Maria Elena Boschi, che a detta di molti è una donna bellissima, pur di “asfaltarla” politicamente viene dipinta anche fisicamente come un mostro, una bruttura, quasi inguardabile.

Chiaro, la bellezza è soggettiva, però qualche dubbio mi è sorto. Sono andato a guardarmi le caviglie della Boschi, e mi sembrano nella norma, “belle”, come il resto.

Mi è capitato qualche settimana fa di leggere un commento in una delle aporie di un “accanito grillino”, ha scritto: “Maria Elena Boschi è una donna normalissima, la bellezza vera e rara appartiene a Virginia Raggi”.

Poi, ho capito.

È quella storia della coerenza, del tutto bianco o tutto nero, della “schiavitù mentale”, dei buoni e cattivi, senza vie di mezzo.

Addirittura Marco Travaglio la vedrebbe bene come donna delle pulizie al Parlamento.

Dico, Maria Elena, se serve una mano, io ci sono.

 

 

Please follow and like us:

La sposa degli italiani è Maria Elena Boschi

Il ministro Maria Elena Boschi
Il ministro Maria Elena Boschi

Munnu ha statu e munnu è”.

Il mondo non cambia è sempre uguale a se stesso, nei secoli dei secoli, quello che muta è il nostro rapporto con ciò che ci circonda. Il progresso ci “impone” tecnologie sempre più nuove che ci fanno apparire un mondo cambiato, ma è sempre lo stesso.

Bene, mia nonna mi racconta di un usanza in voga all’inizio del secolo scorso.

Allora le ragazzine tredicenni non avevano grandi possibilità per le uscite serali, per la verità neppure durante il giorno.

In gruppi al massimo di cinque persone, sempre accompagnate da una “maritata”,  uscivano da casa in due sole occasioni: per andare a Messa, ma soprattutto per partecipare “a sira re letta”, la tradizionale visita, nei giorni precedenti il matrimonio, della “casa” della futura sposa.

Il vero interesse dell’uscita serale, il momento più atteso, era il “dopo visita”, nel tragitto che le riportava a casa. Ognuna delle giovani visitatrici esprimeva critiche, più o meno positive, sui colori, sui mobili nuovi e quelli antichi, sui vestiti, finanche sulla “sbota ro lettu”.

Insomma, si “sparlava”, si raccontava successivamente in giro anche di cose mai viste, se l’obbiettivo era quello di “mettere” in cattiva luce la neo sposa al cospetto dell’intero paese.

Esattamente, precisamente, quello che accade oggi nell’epoca dei media e dei social.

La sposa è la solita “bambolina” di Maria Elena e l’interesse del popolo sovrano è spasmodicamente concentrato sulle sue esternazioni. Pur di metterla in cattiva luce, al cospetto dell’intero paese, le sue dichiarazioni sono forzate, in alcuni casi addirittura stravolte, tutto per il “nobile fine” di raccattare qualche voto.

Poi, scatta la “catena di sant’Antonio” sui social e la “cosa” è fatta, diventa virale, di dominio pubblico, quindi vera.

Non si parla, ma si “sparla” di politica, a qualcuno può apparire naturale contesa politica. No, è soltanto lotta per il potere.

Sia chiaro, non è la Boschi che va difesa, a volte è proprio indifendibile, è soltanto un tentativo di stigmatizzare certi comportamenti e metodi,“intellettualmente disonesti”, dal doppio fine, con l’aggravante che sono perpetrati dai paladini dell’etica, dell’onestà e della verità.

******

achille-tartarugaSegui la rubrica “Aporie”.

Brevi spunti di riflessione  sull’attualità politica,

 da  leggere in un minuto.

Entra nell’archivio

 

 

Please follow and like us:

I virtuosismi di Marco Travaglio

Il direttore de "il fatto Quotidiano" Marco Travaglio
Il direttore de “il fatto Quotidiano” Marco Travaglio

Marco Travaglio è uno di quelli che  o si ama o si odia, non esistono vie di mezzo.

Si tratta del più importante servitore del popolo sovrano che l’umanità abbia mai conosciuto nel tempo e nello spazio. Almeno questo è quello che pensa di se stesso.

Ora, quella “bambolina” che non è altro del ministro Maria Elena Boschi, che sembra “imbambolata”, le apparenze ingannano, si è rivolta al virtuoso Marco definendolo “un noto giornalista, ascoltato da molte persone” e con la soavità che si addice ad una signora, per altro bellissima, lo ha apostrofato come bugiardo, in parole povere uno “sparaballe”.

Non sia stato mai. Quello ha un apposita rubrica “Ma mi faccia il piacere”, del tipo ma come si permette.

Manco sono passate le 24 ore ed al sorgere del nuovo giorno, ecco la risposta: “Ma chi io?  Non mi sognerei mai di mentire, quello delle balle è l’unico terreno su cui partirei sconfitto in partenza”.

Bene, discutere sulla “balle” di Travaglio è tempo perso, dopo ore di inutili e “pallosi” dibattiti, essendo la valutazione del virtuosismo un fatto meramente soggettivo, ognuno rimarrebbe ancorato sulla propria posizione.

Ma c’è una cosa, che prescindere dalle “balle”, si erge a verità assoluta, plasmata nei secoli dall’esperienza popolare.

In Sicilia si dice: “Cu si vanta ca so vucca… u cchiù babbu è cu s’ammucca”.

******

achille-tartaruga

Segui la rubrica “Aporie”.

Brevi spunti di riflessione  sull’attualità politica,

da  leggere in un minuto.

Entra nell’archivio

 

 

 

Please follow and like us:

Il maestro e l’allievo: “personaggetti geniali”

Andrea Scanzi e nel riquadro il "maestro" Marco Travaglio direttore del Fatto
Andrea Scanzi e nel riquadro il “maestro” Marco Travaglio direttore del Fatto

Andrea Scanzi è un giornalista del Fatto Quotidiano assai conosciuto ed apprezzato nell’area antirenziana. Ogni tanto mi capita di seguire le sue esternazioni, impregnate da un inaudita ed impressionante violenza verbale, alla pari di quelle sciorinate dal suo maestro.

Sul Fatto di ieri ha concesso un intervista a se stesso. Semplicemente geniale.

Lo schema è questo. Ha trasformato in domande alcuni commenti dei suoi lettori, quelli più critici, e si è dato delle risposte. Il fine ultimo dell’ironica genialata è quello di  dimostrare la sua immensa e sopraffina coerenza.

Ora,sta cosa” della coerenza a tutti i costi, che rimane il punto G, la fissazione di tutti quelli dell’onestà, conduce, inevitabilmente, “a cambiare la verità pur di raccordarla al proprio pensiero”. Ma questo è manifesto come la vittoria della nazionale contro il Belgio.

Ma il verboscanziano”, alla pari di quello del suo direttore, non è l’antirenzismo, come fu l’antiberlusconismo, e neppure gli spudorati “asfalti” alla Maria Elena Boschi ed a tutte le donne di Matteo.

Niente di tutto questo, ma “l’autocelebrazione”.

Però, l’allievo nel tentativo di superare il maestro, commette  un errore capitale.

Nelle vesti di un Protagora o di un Gorgia, raggiunge l’apice della sua retorica, “l’orgasmo narcisista”, quando spiega, senza alcuna ipocrisia, l’eccezionalità di aver concesso un’intervista a se stesso, manifestando la sua genialità.

Il maestro si “ammira” allo specchio, e con fare serioso, esalta la natura capace di aver regalato soltanto a lui, e pochi eletti, bellezza e bravura insieme, l’allievo svela il trucco.

*****

Entra nell’archivio di “Aporie

 

Please follow and like us: