Ma Grillo lo sapeva di questa “sciuta ri funnicu”?

Beppe grillo e il sindaco di Roma, Virginia Raggi
Beppe Grillo e il sindaco di Roma, Virginia Raggi

Virginia Raggi, almeno in questo, ha fatto presto. Imparare a parlare come i politici: “Abbiamo detto no alle olimpiadi, prima e durante la campagna elettorale, lo diciamo anche adesso”.

E no Virginia, le versioni sulle Olimpiadi sono state tante e tutte diverse, dal Dibba al Di Maio, ma anche lei ne ha sostenute tre o quattro.

Ma lasciamo stare, questa è la politica, appartiene a tutti.

In realtà c’è qualcosa di nuovo.

Per la prima volta nella storia del Movimento accade qualcosa, un cambiamento epocale, una specie di rivoluzione copernicana. La sindaca non addebita i fallimenti economici delle Olimpiadi alla corruzione ed alla cattiva politica, quanto alle problematiche oggettive insite nel gestire eventi così importanti.

Uno spartiacque con il passato, l’inizio per la costruzione di una nuova classe dirigente onesta ed incollata alla realtà, che ripudia il vaffa e diventa forza di governo.

Però, c’è poco da illudersi, è molto probabile che Beppe Grillo non ne sapesse nulla di questa “sciuta ri funnicu”.

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La partita di pallone, arbitra Francesco Totti

Il campione della Roma, Francesco Totti, e i due sfidanti sindaci
Il campione della Roma, Francesco Totti e i due sfidanti sindaci

L’ottavo Re di Roma, suo malgrado, rischiava di diventare “il pupo nero” della disputa per il sindaco di Roma.

Ebbene, un’innocua punizione dalla trequarti, la speranza di vedere le Olimpiadi a Roma, è diventata un invasione di campo con litigata incorporata tra gli sfidanti.

Sembrava l’occasione per discutere di Olimpiadi… invece è soltanto una di quelle apparenze che ingannano.

Tutta la “smania” delle parti in causa, dei media e del popolo sovrano è stata quella di conoscere le intenzioni di voto del “pupone”.

Sono scese in campo le alte sfere, prima il DiBa,  interessato all’ingaggio del fuoriclasse, si è travestito da Pilato, e con una “lavata di mani”, ha lasciato intendere che si potrebbero ospitare le Olimpiadi.

Uno a zero palla al centro; batte Matteo Renzi, il quale non potendo, neppure lui, rinunciare al campione, con fare “moggiano”, ha prospettato che le Olimpiadi, se vincesse la pentastellata, non sono certe.

L’unico saggio di tutto questo teatrino della politica è stato proprio il capitano, il quale con una “sciabolata morbida” si è tirato fuori dal “mucchio selvaggio”, dichiarando “ho già firmato per la Roma, con la politica non gioco”.

L’operazione Giochi” non era vista di buon occhio, sin dall’inizio, a destra ed a sinistra di Matteo Renzi. Si sa, ad ogni proposta del premier corrisponde una reazione uguale e contraria delle opposizioni, e quindi è scattato in automatico la nascita del solito “Comitato del NO”, diventato, causa esternazioni del capitano Francesco, per convenienza, “dubbioso”.

La patria delle Olimpiadi era l’antica Grecia, gli antenati di Alexis Tsipras, con le Olimpiadi si inventarono un sistema per vivere, la competizione senza farsi la guerra, mentre gli eredi di Romolo e Remo, che siamo noi, al contrario, le cerchiamo per farci del male.

Chi invece si occupa di Olimpiadi e seriamente, da tempo, è il segretario dei Radicali, Riccardo Maggi, la sua idea è totalmente diversa dal “Si del mazzaro” e dal “No di chi non è di mano”, ed è puntellata sulla logica, mica sulla dinamica di Newton.

Auspica un dibattito trasparente sui costi e i benefici della candidatura olimpica e soltanto successivamente, affidare la parola ai cittadini romani.

I referendum servono a rafforzare la democrazia e a recuperare la fiducia nelle istituzioni”. Sublime armonia.

P.S. – Spero che Riccardo Maggi ritorni, almeno, consigliere al Comune di Roma. Certa politica nelle istituzioni è come il pane nella vita.

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