Garantismo o “gargarismo peloso”?

giudice-martellettoAllora, il “gargarismo” è una sintesi giornalistica coniata da Marco Travaglio per esprimere quell’ampio concetto che è il garantismo nella politica. Questo neologismo ha ottenuto la certificazione accademica con l’aggiunta dell’aggettivo “peloso”, da parte del professore Stefano Rodotà. Leggi tutto “Garantismo o “gargarismo peloso”?”

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Ripensare la politica è “coalizione sociale”, forse

Maurizio landini e Stefano Rodotà
Maurizio Landini e Stefano Rodotà

Tutto dipende da come noi guardiamo le cose, e non da come le cose sono di per se stesse” – Carl Gustav Jung. Leggi tutto “Ripensare la politica è “coalizione sociale”, forse”

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La Riforma Costituzionale di carta…

Allora, parliamo di Costituzione, la quintessenza della Repubblica italiana. Ebbene, la Camera ha esitato il “ddl Boschi”, che adesso ritornerà al Senato, e poi farà la sua strada, che avrà il suo culmine nel referendum popolare.

Così come è stato per il “Jobs act” e per tutti gli altri provvedimenti partoriti dal Governo Renzi, una parte consistente e tutt’altro che marginale della politica italiana, li ha definiti al limite della democrazia, esempi di “deriva autoritaria”.

Ora, a parte le solite “esagerazioni”, di cui l’Italia è maestra planetaria, stupisce il fatto che questa caratteristica è di tutti i provvedimenti del Governo Renzi. Non ne va bene uno. Ciò fa pensare che non sono i provvedimenti il male di questa democrazia, ma proprio Renzi Matteo di Firenze.

costituzione_italiana

Ma torniamo alla Carta.

Come quel personaggio manzoniano, il buon Stefano Rodotà, e tutti i partigiani al seguito, da mesi, non fanno altro che sostenere:Or bene, questa riforma non sa da fare, nè domani, nè mai”. Posizione, non solo legittima, ma autorevole.

Però, di riforme e di matrimoni, la storia ne racconta a iosa, e tutte quelle volte in cui il padre della sposa si è opposto, è finita a fuitina”, perchè come dice il Conte Pico, quello della Concordia, le critiche sono … come il vento, scuotendo la fiamma la alimenta, non la spegne”.

Proprio cosi “finiu”

Sin da subito quindi le opposizioni del Governo si sono posti di traverso,  per due motivi. Il primo tutto politico, “il pregiudicato non può essere padre costituente”; e l’altro solo in apparenza ancorato sui principi, ma nei fatti, ancora più politico, “la costituzione non si cambia”.

Partiamo dalla considerazione, scritta su tutti i libri, che la politica è tutt’altro che teoria, è la scienza del fare, e quando esula dalla sua condizione del fare, diventa teoria, perdendo la sua essenza di essere, per trasformarsi nel nulla della retorica, quindi non-utile allo scopo.

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La nostra Costituzione non fu concepita nell’ambito di un monastero francescano, dove si sa, la scrittura è ispirata dal divino e per sopire i contrasti basta una preghiera. A quel tempo, nel dopoguerra, le diversità ed i contrasti erano sostanziali, quasi invalicabili, altro che anti berlusconismo. Era il “The day After” di una tra le più imponenti tragedie della storia.

Eppure, tutti insieme, i padri costituenti” partorirono la Costituzione, la migliore possibile, che prevede tra i suoi 139 articoli, la possibilità di essere revisionata.

Nel frattempo è accaduto che il mondo, negli ultimi 50 anni, si è trasformato più di quanto sia mutato nei secoli dei secoli.

D’altronde, lo “special one” della Scienza della Politica, un altro fiorentino, manco a dirlo, Niccolò Machiavelli, ha scritto, ai suoi tempi, che le costituzioni vanno cambiate, per adeguarsi al mondo che muta.

Come ognuno di noi, ogni essere umano, se non riesce ad adattarsi al contesto, si estingue. Un concetto che qualche secolo dopo, con dovizie di particolari ha espresso quell’evoluzionista di Darwin. Vale anche per la politica, eccome.

Quindi, anzichè porsi di traverso, i professoroni e i lettori di libri”, da un lato. ed i partigiani della Costituzione dall’altra, avrebbero dovuto mettere a disposizione la loro conoscenza e la loro delicatezza cognitiva”, che nessuno può disconoscere, al fine di discutere e migliorare la Costituzione.

Invece, la strada intrapresa, com’era prevedibile, è stata quella dello scontro, da un lato l’ostruzionismo ad oltranza e dall’altro il decisionismo patologico.

Il risultato è una mediocre riforma della Carta Costituzionale.

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Possiamo dividere la nostra Carta in due parti, la prima sui principi, la seconda sulle regole. La prima parte è lontana dall’essere attuata, viste le enormi disuguaglianze e le “privazioni di libertà” dell’Italia attuale. La seconda parte è stata quasi del tutto attuata, ma è fallita. Il fallimento della seconda parte è stato determinante nella non attuazione della prima. Insomma, la nostra Costituzione è un mostro, che fa paura, non solo ai bambini.

Vien da dire, è indifendibile.

Da circa trent’anni assistiamo esclusivamente a scontri inutili, patetici, soltanto con obbiettivi elettorali, sulla Costituzione. Anche questa volta andrà a finire a carnevale. Siamo fatti così.

Il punto dovrebbe essere applicare la prima e cambiare la seconda parte.

Stefano Rodotà e tutti i compagni della giustizia, della libertà e della lettura, anzichè iscriversi al “partito politico del no”, quello della retorica, dovrebbero aderire al “partito della discussione”, dell’unità del molteplice… anche questo è scritto sui libri.

Se è vero come è vero che la proposta renziana di modifica costituzionale, ormai in iter, sotto diversi aspetti ha dei limiti, questi limiti esistono per essere superati. Noi umani, che non siamo Dei dell’Olimpo”, possiamo soltanto discutere, incontrarci e finanche scontrarci per trovare una soluzione. Solo così possiamo diventare figli dei nostri padri, imparando proprio da chi ci ha preceduto.

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Che poi la cosa strana, quasi allarmante, è la critica, sacrosanta, per entrare nel tema, che proprio Rodotà e quelli dei libri rivolgono alla Chiesa perchè anacronistica e conservatrice, rispetto ad alcuni temi etici, considerandola, ieri come oggi, un freno all’inevitabile emancipazione umana, ma loro stessi diventano anacronistici rispetto ad un cambiamento non solo necessario, ma che sa da fare” della Carta Costituzionale.

Questa storia che la “Carta non si tocca”  è “bambinesca”.

Ebbene, i professoroni, sono obbligati dalla storia e dai libri a discutere con Renzi, ed anche con Berlusconi, per migliorare l’Italia.

La sensazione era, sin dall’inizio, quella di buttare la cosa in politica, e più passa il tempo, più esistono certezze in questa direzione.

Tutti diventano parte, ognuno portatore di verità assolute, contrapposta a quella degli altri. Per l’ennesima volta quel totale, determinato dalla somma delle unità, concepirà un risultato errato.

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Così, come nella storia, spesso la Chiesa non si è comportata in sintonia con i comandamenti di Dio, allo stesso modo una classe intellettuale declamatoria, autoreferenziale, incapace di discutere e di comprendere quello che non è se, esce dal libro per ergersi a protagonista di un romanzo, diventando una parte che si contrappone ad altre parti.

Questo per i professoroni. I partigiani sono di parte, di nome e di fatto, per cui la spinta motivazionale va ricercata anche in una sostituzione del capo gregge.

Poi c’è Matteo Renzi, che appare quel “Principe” che Machiavelli nella sua epoca non trovò, solo che ha scambiato il mezzo per fine, di più ha travisato il significato ultimo del più gettonato e significativo aforisma della politica: “Il fine giustifica i mezzi”. Il fine, in Machiavelli, era di natura pubblica, sociale, riguardava la totalità.

Ed in ultimo, solo in ordine di apparizione, c’è il popolo, sempre nella spasmodica attesa del suo principe. “Un dito nell’acqua calda” mai.

Nella sostanza la situazione è triste, assai triste, e nulla si intravvede all’orizzonte, ed anche il più inguaribile degli ottimisti è accecato al punto da non vedere neppure il bicchiere.

Eppure, si legge in Eraclito: Una e la stessa è la via all’in sù e la via all’in giù”.

Ma era solo un frammento.

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Rodotà cerca l’ago nel pagliaio: un Tsipras in Italia

Alexis Tsipras leader di Syriza
Alexis Tsipras leader di Syriza

Stefano Rodotà vuole costruire la sinistra in Italia, per cui sta cercando di far passare un cammello dalla cruna di un ago… cerca un Tsipras italiano, ma non troverà nulla. Leggi tutto “Rodotà cerca l’ago nel pagliaio: un Tsipras in Italia”

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Da giovedì a domenica a Roma la 3° edizione di “Contromafie” promossa da Libera

contromafieRoma – Dal 23 al 26 ottobre, a Roma, Libera organizza Contromafie, la terza edizione degli stati generali dell’antimafia. Saranno quattro giorni di studio e di confronto con oltre 3 mila partecipanti, proveniente da realtà italiane ed europee che sono impegnate quotidianamente contro le diverse forme di criminalità organizzata. Leggi tutto “Da giovedì a domenica a Roma la 3° edizione di “Contromafie” promossa da Libera”

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