Ma Grillo lo sapeva di questa “sciuta ri funnicu”?

Beppe grillo e il sindaco di Roma, Virginia Raggi
Beppe Grillo e il sindaco di Roma, Virginia Raggi

Virginia Raggi, almeno in questo, ha fatto presto. Imparare a parlare come i politici: “Abbiamo detto no alle olimpiadi, prima e durante la campagna elettorale, lo diciamo anche adesso”.

E no Virginia, le versioni sulle Olimpiadi sono state tante e tutte diverse, dal Dibba al Di Maio, ma anche lei ne ha sostenute tre o quattro.

Ma lasciamo stare, questa è la politica, appartiene a tutti.

In realtà c’è qualcosa di nuovo.

Per la prima volta nella storia del Movimento accade qualcosa, un cambiamento epocale, una specie di rivoluzione copernicana. La sindaca non addebita i fallimenti economici delle Olimpiadi alla corruzione ed alla cattiva politica, quanto alle problematiche oggettive insite nel gestire eventi così importanti.

Uno spartiacque con il passato, l’inizio per la costruzione di una nuova classe dirigente onesta ed incollata alla realtà, che ripudia il vaffa e diventa forza di governo.

Però, c’è poco da illudersi, è molto probabile che Beppe Grillo non ne sapesse nulla di questa “sciuta ri funnicu”.

Please follow and like us:

La chiacchiere stanno a zero. Virginia, i fatti

Il sindaco di Roma, Virginia Raggi
Il sindaco di Roma, Virginia Raggi

L’attenzione mediatica sulle vicende romane è stata esagerata, le opposizioni, e non solo, si sono grillizzate.

Eppure, il Movimento Cinque Stelle poteva immaginarlo, da un lustro si è specializzata nell’attaccare tutto e tutti, a volte su cose serie, altre su emerite minchiate.

E poi, l’attenzione mediatica, che non risparmia nessuno, Renzi compreso, è solo successiva a questa crisi, la quale a parte le balle di convenienza non centra nulla né con le olimpiadi né con i poteri forti.

Si tratta di un fatto interno dovuto al naturale rapporto dell’uomo con il potere, da cui non può sfuggire nessuno.

Ecco, al di là della pressione mediatica e dei poteri fortissimi i Cinque Stelle esprimono un garante – capo – mediatore, una maggioranza consiliare, un sindaco, una squadra di assessori, un ex-mini ed un direttorio intero, un popolo determinato… le chiacchiere stanno a zero, nessuno impedisce loro, nell’interesse dell’Italia, di cambiare Roma.

Però, sembra che, al di là dell’onestà millantata, c’è poco altro. Solo chiacchiere.

Please follow and like us:

Siamo poteri fortissimi…

Luigi Di Maio e Virginio Raggi
Luigi Di Maio e Virginia Raggi

Ho ascoltato le dichiarazioni di Luigi Di Maio e letto quelle di Virginia Raggi.

Sostengono che le dimissioni a valanga non sono dovute alla precipitazione verso valle di ghiaccio e neve… quanto all’ingerenza dei soliti poteri fortissimi.

Ma cosa centrano i poteri forti con le dimissioni, non revoca, ma dimissioni del capo di gabinetto e di un assessore?

Le parole della Raineri e di Minenna  hanno un senso, e tirare in ballo i poteri forti è pratica della peggiore vecchia politica.

Appare manifesto che i poteri fortissimi con la crisi settembrina in Campidoglio non centrano proprio nulla.

Con molta probabilità, la boutade dei vertici a 5 Stelle, è un tentativo, una speranza.

Il popolo sovrano “s’ammucca”.

Please follow and like us:

Le Olimpiadi e la Riforma Costituzionale

Olimpiadi e Riforma costituzionale
Olimpiadi e Riforma Costituzionale

A quanto pare Virginia Raggi ha deciso: “No alle Olimpiadi!”.

Definire le priorità per la città, non solo è una prerogativa di chi amministra, ma un obbligo al cospetto del popolo sovrano.

La Roma a Cinque Stelle senza alcun dibattito consiliare, si comporta esattamente come farebbe il Governo se dovesse passare la riforma: decide. Una riunione di maggioranza, un voto per alzata di mano e le cose si fanno o non si fanno.

La Riforma Costituzionale fortemente attaccata, boicottata, combattuta, contrastata ed intralciata coast to coast dai grillini, non fa altro che accelerare le procedure legislative ed i processi decisionali, cosa assai utile, senza passare da lunghi ed inutili dibattiti parlamentari sul nulla, imbevuti di retorica populista.

Ebbene, se passa il referendum, non solo possiamo presentarci in Europa più forti, per far valere le nostre idee nel combattere, anche il terrorismo internazionale, ma soprattutto possiamo decidere, stabilite delle priorità, senza la solita menata delle opposizioni, parlamentari ed extra, le quali da molti decenni consegnano al popolo italiano la democrazia del “non decidere”, una democrazia bloccata, una specie di non democrazia, per meri interessi di bottega.

È solo un passo in avanti, magari piccolo. Neppure Roma fu costruita in un giorno.

Eppure, qualcuno pensa che Roma in Italia l’hanno portata i grillini.

Please follow and like us:

L’antipolitica fatta con i piedi

Maria Elena Boschi
Maria Elena Boschi

Quelmandrillo” di Andrea Scanzi, dopo la politica ed il calcio, si sta specializzando sulle caviglie delle parlamentari.

Ebbene, su Maria Elena Boschi ha detto: “Sono dei piedi cicciuti che ‘spanciano’, sono grassottelli e in più ha anche la caviglia bruttina”.

Ora, non c’è dubbio che la “caviglia” sia un arma seduttiva di primordine per una donna, preferita da molti uomini. Però questa Maria Elena Boschi, che a detta di molti è una donna bellissima, pur di “asfaltarla” politicamente viene dipinta anche fisicamente come un mostro, una bruttura, quasi inguardabile.

Chiaro, la bellezza è soggettiva, però qualche dubbio mi è sorto. Sono andato a guardarmi le caviglie della Boschi, e mi sembrano nella norma, “belle”, come il resto.

Mi è capitato qualche settimana fa di leggere un commento in una delle aporie di un “accanito grillino”, ha scritto: “Maria Elena Boschi è una donna normalissima, la bellezza vera e rara appartiene a Virginia Raggi”.

Poi, ho capito.

È quella storia della coerenza, del tutto bianco o tutto nero, della “schiavitù mentale”, dei buoni e cattivi, senza vie di mezzo.

Addirittura Marco Travaglio la vedrebbe bene come donna delle pulizie al Parlamento.

Dico, Maria Elena, se serve una mano, io ci sono.

 

 

Please follow and like us: