SIRACUSA – Quanto contano le vite degli altri, soprattutto se questi vengono da oltre il Mediterraneo, sono scuri, e sono migranti? Poco o nulla per i governatori delle grandi regioni del nord, Roberto Maroni della Lombardia, Luca Zaia del Veneto, e il neo presidente della Liguria, Giovanni Toti.
I tre presidenti del centrodestra, si sono dichiarati concordi, in alcune interviste di queste ultime ore, a non accogliere migranti, addirittura Maroni ha minacciato i sindaci della sua regione di tagliargli i trasferimenti se lo faranno.
Che dire, non ci sono parole di fronte ad un dramma che cresce sempre più, un esodo biblico di esseri umani che fuggono dalla miseria, dalle guerre e dalle violenze, su cui bande di criminali speculano sin dalla loro partenza dalle coste libiche, ed anche prima di arrivarvi, e poi al loro approdo qui da noi, in Italia, come ci ha dimostrato “Mafia Capitale”.
E così il problema resta, come dall’inizio, tutto siciliano. La Sicilia, con i suoi mille drammi, con il 65% di giovani disoccupati, con una povertà che ha raggiunto livelli spaventosi, ed i Comuni senza più un centesimo, continua, per lo più da sola, salvo iniziative di qualche altra regione del meridione e qualche altra più sensibile di Lombardia, Veneto e Liguria, ad offrire accoglienza a questi fratelli (tra di loro, lo ricordo, molte donne e bambini).
E lo fa con la dignità di sempre, di chi si aiuta nella sofferenza. Già, perchè in genere è sempre chi ha poco, un tozzo di pane, ad essere più disposto e propenso a dividerlo con “l’altro”, chiunque esso sia senza guardare il coloro della pelle, la provenienza, o la religione.
Chi ha tanto, gli opulenti, difficilmente dividono o cedono un po’ della loro ricchezza, fosse anche un tozzo di pane ed un tetto per ripararsi. E’ la politica di alcuni dei più ricchi paesi europei, lo fanno alcune regioni del ricco settentrione, dove i governatori godono di ampio, se non addirittura ampissimo consenso, come abbiamo visto nelle recenti elezioni regionali.
In un momento di grande difficoltà, quando come in questi giorni, si annunciano vagare per il Canale di Sicilia migliaia di migranti su decine di barconi, per cui anche la Royal Navy inglese si è mobilitata, e in un paio di giorni sono approdati nei soliti porti siciliani, da Augusta a Pozzallo, Catania, Palermo, e così via, altrettante migliaia di migranti, non c’è peggio di sentirsi dire: “Non è un problema nostro!”
Non lo sarebbe neanche della Sicilia, la cui colpa, eventualmente, è quella di essere la frontiera a sud dell’Italia e dell’Europa, che guarda ai paesi del Mediterraneo con i quali però tutti vogliono fare affari.
Ma qui parliamo di un problema è di un intervento umanitario, ovvero un atto solidale che non guarda ai confini e alle appartenenze. Ci sono solo esseri umani che chiedono aiuto, e la Sicilia, con tutte le sue “disgrazie”, si sbraccia e tende la mano, senza se e senza ma!
Poi magari prova ad alzare la voce con i governi, da quello nazionale a quello europeo, per non essere lasciata sola. Ma quel po’ che ha, quel tozzo di pane, continua, con grande determinazione e dignità, carissimi Maroni, Zaia e Toti, a dividerlo con chi ha fame.
Oggi c’è innanzitutto bisogno di questo, nell’attesa che la politica trovi altre soluzioni “condivise” e non discriminatorie. Nessuno può lavarsene le mani come Pilato, perché da spazio ai Barabba.
Di certo, ed i siciliani per mille ragioni lo sanno bene perché lo vivono sulla loro pelle tutti i giorni, oggi la Sicilia non ha bisogno di altri Golgota, ne ha già avuti abbastanza. Nonostante ciò, in questo dramma globale, fa più della sua parte, portando, senza chiedersi se vi verrà crocifissa, la sua croce.
Altri però evitino di strapparsi le vesti nel tempio.






