Lunedì incontro con “Donne Ribelli” al “Federico di Svevia” e all’Isisc di Siracusa con Piera Aiello, testimone di giustizia

libera-isisc2SIRACUSA – Saranno due i momenti che lunedì caratterizzeranno a Siracusa l’incontro, promosso da Libera, con la collaborazione dell’Isisc, con “Donne Ribelli”, per ricordare Rita Atria e conoscere il coraggio di Piera Aiello, la cognata, entrambe testimoni di giustizia.

Il primo appuntamento, di mattina, all’Ipsart “Federico di Svevia” in via Polibio 59 a Siracusa, dove Piera Aiello, testimone di giustizia, accompagnata da Giovanna Raiti, familiare di vittima di mafia, ed esponente di Libera, e il Questore di Siracusa, Mario Caggegi, incontrerà e dialogherà con gli studenti.

Nel pomeriggio, alle ore 18:30, incontro – dibattito all’Isisc di via Logoteta 27 ad Ortigia, con la testimone di giustizia Piera Aiello, e Deila Caruso autrice del libro “Rita Atria, un nome negato”(Ed. Morrone).

L’incontro verrà moderato e condotto da Lauretta Rinauro, coordinatrice provinciale di Libera Siracusa, e da Elisa Bonafede, psicologa e socia di Libera.

All’incontro, dopo i saluti delle Autorità, interverranno:

Ezechia Paolo Reale, segretario generale Isisc,

Giovanna Raiti, familiare di vittime di mafia, Libera Siracusa.

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RITA ATRIA (Partanna 4 sttembre 1974 – Roma, 26 luglio 1992), testimone di giustizia, si uccise una settimana dopo la strage di via D’Amelio, perché proprio per la fiducia che riponeva nel giudice Paolo Borsellino si era decisa a collaborare con gli inquirenti.

Rita Atria, perde il padre, mafioso della locale cosca, ucciso in un agguato, nel 1985. Alla morte del padre Rita si lega ancora di più al fratello Nicola ed alla cognata Piera Aiello. Da Nicola, anch’egli mafioso, Rita raccoglie le più intime confidenze sugli affari e sulle dinamiche mafiose a Partanna.

Nel giugno 1991 Nicola Atria viene ucciso e sua moglie Piera Aiello, che era presente all’omicidio del marito, denuncia i due assassini e collabora con la Polizia.

Rita Atria, a soli 17 anni, nel novembre 1991, decide di seguire le orme della cognata, cercando nella magistratura giustizia per quegli omicidi. Il primo a raccogliere le sue rivelazioni è il giudice Paolo Borsellino (all’epoca procuratore di Marsala), al quale si lega come ad un padre. Le deposizioni di Rita e di Piera, unitamente ad altre testimonianze, permettono di arrestare numerosi mafiosi di Partanna, Sciacca e Marsala,  e di avviare un’indagine sull’onorevole democristiano Vincenzino Culicchia, per trent’anni sindaco di Partanna.

Una settimana dopo la strage di via D’Amelio, in cui perde la vita il giudice Borsellino, Rita Atria si uccide a Roma, dove vive in segreto, lanciandosi dal settimo piano di un palazzo di viale Amelia, 23.

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